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Un bonus da 1000 miliardi di dollari per non lasciare Tesla. È la richiesta shock avanzata da Elon Musk al Consiglio di amministrazione del gruppo, che si è detto favorevole. Il Ceo intende aumentare la sua quota azionaria per “blindare” la posizione ai vertici e mantenere il controllo strategico dell’azienda, soprattutto in vista dello sviluppo dell’“esercito di robot” su cui Tesla sta puntando per il futuro.
Musk ha consegnato la sua proposta alla presidente del Cda, Robyn Denholm, alla vigilia dell’assemblea degli azionisti prevista per il 7 novembre. Senza il bonus, ha avvertito, lascerà l’azienda. La risposta del Cda non si è fatta attendere: «Se non riusciamo a motivare Elon con un pacchetto retributivo equo rischiamo che lasci la sua posizione di vertice», ha dichiarato Denholm in un messaggio indirizzato ai soci.
«Come consiglio di amministrazione – ha aggiunto – abbiamo valutato quale sarebbe il futuro di Tesla senza Elon e abbiamo concluso che non sarebbe il futuro che i nostri azionisti meritano».
Il pacchetto prevederebbe di aumentare la partecipazione di Musk in Tesla dall’attuale 13% fino al 25% del capitale, garantendogli così un potere di voto decisivo e un’influenza quasi totale sul destino del gruppo.
Nonostante il pieno sostegno del Consiglio di amministrazione, la proposta non piace a molti investitori istituzionali. Le principali società di consulenza per azionisti, come Glass Lewis e Institutional Shareholder Services (ISS), hanno invitato a bocciare la mozione, giudicando la cifra «sproporzionata» e priva di adeguate garanzie sull’impegno del Ceo nel lungo periodo.
Musk dovrebbe restare alla guida dell’azienda per almeno sette anni e mezzo, e per ricevere l’intero bonus Tesla dovrà raggiungere obiettivi estremamente ambiziosi: una capitalizzazione di mercato di 7.500 miliardi di dollari, quasi sei volte quella attuale, stimata intorno ai 1.400 miliardi.
Una prospettiva che, per molti analisti, sembra più vicina alla fantascienza che alla finanza. Tuttavia, il Ceo di Tesla ha dimostrato più volte di saper trasformare l’impossibile in realtà, come accaduto con SpaceX e Neuralink, o con il lancio del pick-up elettrico Cybertruck, simbolo della sua visione futuristica.
Dietro la richiesta di Musk non c’è solo la questione economica. Il miliardario sudafricano avrebbe espresso il timore che, in caso di perdita di controllo, il progetto dei robot umanoidi Optimus, sviluppati da Tesla, possa «finire in mani sbagliate».
Il programma di robotica avanzata è infatti una delle priorità strategiche dell’azienda. I robot, già impiegati in alcune linee di produzione, sono destinati a evolversi in macchine autonome con capacità cognitive integrate grazie all’intelligenza artificiale. Musk ha più volte dichiarato che Tesla «diventerà la più grande compagnia di robot del mondo» e che il valore dei suoi prodotti supererà quello delle auto elettriche.
Da qui la volontà di “blindare” il suo ruolo e assicurarsi il controllo della tecnologia, che ritiene troppo delicata per essere gestita da altri dirigenti o da investitori meno lungimiranti.
La posizione del Cda è chiara: senza Musk, Tesla non sarebbe la stessa. L’azienda fondata nel 2003 è diventata in vent’anni un colosso globale grazie al suo carisma e alla sua spinta visionaria. Ma proprio questa dipendenza dalla figura del Ceo preoccupa parte del mercato, che teme un eccesso di potere personale e la possibile instabilità derivante da decisioni impulsive.
Musk stesso ha ammesso di voler mantenere «un’influenza notevole ma non tale da impedire che sia licenziato qualora vada fuori di testa». Eppure la richiesta da 1000 miliardi di dollari, cifra mai vista nella storia del capitalismo moderno, rischia di far apparire la sua ambizione come un’arma a doppio taglio: necessaria per guidare l’innovazione, ma potenzialmente pericolosa per la governance.
L’assemblea del 7 novembre deciderà se la minaccia di Musk sarà presa sul serio o se gli azionisti preferiranno correre il rischio di perdere il loro leader più controverso.
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Scritto da: Matteo Respinti
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