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today15 Dicembre, 2025
Con l’approvazione della nuova legge annuale sulla difesa, gli Stati Uniti avviano il più ambizioso programma antimissilistico della loro storia recente. Il Golden Dome, fortemente sostenuto da Donald Trump, rappresenta il perno del futuro sistema integrato di difesa aerea e spaziale americano. Secondo il Pentagono, il progetto punta a garantire una copertura senza precedenti contro minacce balistiche, ipersoniche e spaziali. Ma l’entusiasmo politico si scontra con interrogativi rilevanti su costi, tempi di realizzazione e conseguenze strategiche a livello globale.
Il Golden Dome è stato incluso nella National Defense Authorization Act approvata il 10 dicembre dalla Camera dei Rappresentanti, un testo di oltre 3.000 pagine che definisce un bilancio per la difesa da circa 900 miliardi di dollari. All’interno di questa cornice, il nuovo scudo antimissilistico viene descritto come il più grande sforzo tecnologico del Dipartimento della Difesa dai tempi del Progetto Manhattan.
Il Golden Dome nasce come evoluzione del programma inizialmente noto come “Iron Dome for America”. A differenza del sistema israeliano, pensato per difese territoriali limitate, l’architettura americana punta a una copertura su scala continentale. Secondo la definizione del Congresso, si tratta di un’architettura multi-dominio basata su sensori spaziali diffusi, radar terrestri di nuova generazione e sistemi avanzati di comando e controllo.
L’obiettivo del Golden Dome è integrare intercettori terrestri e spaziali in un’unica rete in grado di individuare, tracciare e neutralizzare una vasta gamma di minacce. Il progetto segna un cambio di paradigma operativo, passando da una difesa focalizzata su aree specifiche a una sorveglianza estesa e continua del territorio nazionale e dello spazio circostante.
Uno degli aspetti più controversi del Golden Dome riguarda il suo costo. Secondo il Congressional Research Service, la stima iniziale di 175 miliardi di dollari formulata nel maggio 2025 potrebbe salire oltre i 500 miliardi, considerando il divario tradizionale tra fase progettuale e realizzazione effettiva dei sistemi. Un aumento che alimenta perplessità anche all’interno del Congresso, soprattutto in un contesto di forte pressione sulla spesa pubblica.
Le tempistiche restano incerte. Il Golden Dome prevede il dispiegamento di oltre 600 satelliti intercettori entro il 2030, una sfida tecnologica e logistica senza precedenti. La complessità dell’integrazione tra piattaforme spaziali, radar terrestri e sistemi di comando rende difficile prevedere quando il sistema potrà raggiungere una piena capacità operativa.
Il Golden Dome non è solo un progetto tecnologico, ma un fattore di possibile destabilizzazione degli equilibri strategici globali. Il CRS avverte che il nuovo scudo potrebbe minare il principio della deterrenza nucleare, spingendo potenze come Russia e Cina a rafforzare le proprie capacità offensive per superare o saturare le difese americane.
Mosca e Pechino hanno già espresso preoccupazioni formali. In una dichiarazione congiunta dello scorso maggio, i due Paesi hanno accusato Washington di ignorare l’interrelazione tra armi offensive e difensive, considerata uno dei pilastri della stabilità strategica globale. Secondo questa lettura, il Golden Dome incentiverebbe una nuova corsa agli armamenti, in particolare nello spazio.
Dal punto di vista giuridico, il Golden Dome rappresenta un ulteriore stress test per il sistema dei trattati internazionali. Gli Stati Uniti sono già usciti dal Trattato ABM nel 2002 e dal Trattato INF nel 2019. L’installazione di intercettori spaziali non viola formalmente il Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico del 1967, ma solleva dubbi sulla sua sostenibilità futura.
La prospettiva di uno spazio orbitale sempre più militarizzato alimenta timori di escalation. Russia e Cina potrebbero rispondere accelerando lo sviluppo di capacità anti-satellite e di sistemi di attacco spaziale, trasformando l’orbita terrestre in un ambiente altamente competitivo e vulnerabile.
Un altro nodo riguarda l’efficacia del Golden Dome contro minacce asimmetriche. Secondo diversi analisti, sistemi ipersonici, armi a traiettoria imprevedibile e tecnologie come il bombardamento orbitale frazionale potrebbero aggirare o mettere sotto stress le difese americane. La Cina, in particolare, potrebbe rafforzare il proprio arsenale qualitativo e quantitativo per mantenere una credibile capacità di secondo colpo.
Anche la Russia, che secondo alcuni report dispone già di tecnologie ipersoniche avanzate, potrebbe intensificare lo sviluppo di sistemi ASAT per neutralizzare la componente spaziale del Golden Dome. In questo scenario, lo scudo rischia di diventare un catalizzatore di nuove competizioni militari.
Il Golden Dome incarna la visione strategica dell’amministrazione Trump: rafforzare la sicurezza nazionale attraverso una superiorità tecnologica estesa anche allo spazio. Tuttavia, tra costi elevati, sfide tecniche e reazioni dei competitor, il progetto resta carico di incognite. La sua realizzazione segnerà non solo il futuro della difesa americana, ma anche l’evoluzione degli equilibri strategici globali nei prossimi decenni.
Scritto da: Matteo Respinti
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