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Oltre venti italiani ancora detenuti in Venezuela: chi c’è dietro le sbarre oltre ad Alberto Trentini

today9 Gennaio, 2026

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Non c’è solo Alberto Trentini. Nonostante alcune recenti liberazioni, il numero degli italiani o italo-venezuelani con doppia cittadinanza ancora detenuti in Venezuela resta elevato. Secondo le informazioni disponibili, sono almeno 26 i connazionali che si trovano tuttora nelle carceri del Paese sudamericano, spesso per motivi legati all’attività politica, professionale o all’espressione di opinioni considerate ostili al governo di Nicolás Maduro.

La questione è tornata al centro dell’attenzione dopo la liberazione di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, detenuti per oltre un anno a Caracas. Ma per molti altri casi, incluso quello di Trentini, la prospettiva di una liberazione appare ancora incerta.

Il caso Trentini e l’impegno del governo italiano

Il nome di Alberto Trentini è diventato emblematico della vicenda degli italiani detenuti in Venezuela. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito pubblicamente che il governo segue “quotidianamente” il caso del cooperante, assicurando di aver attivato tutti i canali politici, diplomatici e di intelligence. L’obiettivo dichiarato è arrivare alla sua liberazione e al rientro in Italia, consentendo alla madre, Armanda, di poterlo riabbracciare.

Nonostante l’annuncio di alcune scarcerazioni e un parziale allentamento delle restrizioni carcerarie da parte della vicepresidente Delcy Rodríguez, per Trentini non risultano al momento segnali concreti di un rilascio imminente. Le speranze si sono riaccese nelle ultime settimane anche per effetto delle pressioni internazionali su Caracas, ma la situazione resta fluida e incerta.

Gli imprenditori detenuti: Echenagucia e Burlò

Tra i casi più seguiti figura quello di Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore originario di Avellino. Arrestato il 2 agosto 2024 insieme alla famiglia, è stato separato dai suoi cari dopo pochi giorni: i familiari sono stati rilasciati, mentre di lui si sono perse le tracce per settimane. Oggi risulta detenuto nel carcere di El Rodeo I, in condizioni descritte come prossime all’isolamento totale.

Da oltre un anno è in carcere anche Mario Burlò, imprenditore torinese partito nel 2024 per il Venezuela con l’obiettivo di esplorare nuove opportunità di lavoro. Secondo quanto riferito dai familiari, Burlò sarebbe stato trattenuto senza accuse chiare. La figlia ha raccontato di aver avuto solo contatti sporadici e brevissimi, con telefonate controllate e limitate a pochi minuti, dopo lunghi mesi di silenzio totale.

Questi casi mostrano come la detenzione non riguardi esclusivamente attivisti politici, ma colpisca anche cittadini impegnati in attività economiche, finiti in un sistema giudiziario opaco e difficilmente verificabile dall’esterno.

El Helicoide e i detenuti per motivi politici

Un numero significativo di italiani detenuti in Venezuela si trova nel famigerato El Helicoide, struttura carceraria di Caracas nota per l’isolamento, i duri interrogatori e le condizioni di detenzione. Qui sono transitati anche Pilieri e Gasperin prima della loro liberazione.

Nella stessa struttura risultano ancora detenuti Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi, Perkins Rocha e Hugo Marino, di cui non si hanno notizie certe dal 2019. Le loro storie sono accomunate da lunghi periodi di isolamento, difficoltà di comunicazione con le famiglie e crescenti preoccupazioni per le condizioni di salute.

In passato, anche Amerigo De Grazia, cittadino di origine calabrese e oppositore del governo Maduro, era stato detenuto per oltre un anno prima di essere liberato nell’agosto 2025. Un precedente che alimenta oggi le speranze dei familiari di chi è ancora recluso.

Una questione diplomatica ancora aperta

La situazione degli italiani detenuti in Venezuela resta un dossier delicato per la diplomazia italiana ed europea. Ogni annuncio di scarcerazione riaccende le aspettative, ma evidenzia al tempo stesso quanto il destino dei detenuti sia spesso legato a dinamiche politiche e negoziali più ampie.

Per le famiglie, l’attesa continua tra appelli pubblici, pressioni internazionali e iniziative diplomatiche riservate. L’elenco dei nomi ancora dietro le sbarre conferma che il caso Trentini non è isolato, ma parte di una vicenda più ampia che coinvolge decine di cittadini italiani e italo-venezuelani. Una questione che resta aperta e sotto costante monitoraggio, in attesa di sviluppi concreti sul fronte delle liberazioni.

Scritto da: Matteo Respinti

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