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today14 Gennaio, 2026
Aumenta l’attenzione internazionale sulla repressione in corso in Iran. Negli ultimi giorni, organismi delle Nazioni Unite, organizzazioni per i diritti umani e media internazionali hanno diffuso nuove informazioni che delineano un quadro di violazioni sistematiche dei diritti fondamentali, tra arresti di massa, condanne accelerate ed esecuzioni. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha dichiarato di essere “inorridito” dalle dimensioni della repressione, chiedendo alle autorità iraniane di fermare l’uso della forza contro i civili e di garantire il rispetto delle procedure legali previste dal diritto internazionale.
Secondo Iran International, media di opposizione con sede a Londra, il numero delle persone uccise dall’inizio delle proteste avrebbe raggiunto almeno 12 mila unità. La stima, riferisce l’emittente, si basa su un’analisi di fonti interne e dati medici, la cui pubblicazione sarebbe stata rinviata fino alla convergenza delle evidenze disponibili. Il comitato editoriale di Iran International ha precisato che parte delle informazioni proverrebbe da un informatore vicino al Consiglio per la Sicurezza Nazionale di Teheran. La maggioranza delle vittime, secondo la stessa fonte, sarebbe composta da giovani sotto i 30 anni.
Parallelamente alle stime sulle vittime, crescono le segnalazioni di arresti arbitrari e di condanne a morte emesse in tempi molto rapidi. L’organizzazione non governativa Hengraw, impegnata nel monitoraggio delle violazioni dei diritti umani in Iran, ha riferito alla BBC il caso di Efram Sultani, un giovane di 26 anni arrestato e successivamente condannato a morte senza che siano state formalizzate accuse pubbliche. Secondo Hengraw, l’esecuzione potrebbe avvenire a breve. Il caso si inserisce in un contesto più ampio di preoccupazioni sul rispetto del diritto a un equo processo, con segnalazioni di confessioni forzate, accesso limitato agli avvocati e udienze svolte a porte chiuse.
Alla luce dell’aggravarsi della situazione, gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini presenti in Iran a lasciare il Paese. L’avviso, diffuso dalle autorità statunitensi, richiama motivi di sicurezza legati all’instabilità interna e al rischio di escalation. Da Washington è arrivata anche una presa di posizione politica. Il presidente Donald Trump ha espresso pubblicamente il proprio sostegno ai manifestanti iraniani con un messaggio pubblicato sul social Truth: “Make Iran Great Again. L’aiuto è in arrivo”. La dichiarazione non è stata accompagnata, al momento, da annunci ufficiali su misure concrete.
Nel dibattito internazionale è tornata a circolare l’ipotesi di un intervento militare diretto contro il regime iraniano, sebbene non vi siano conferme ufficiali in tal senso. L’eventualità solleva interrogativi legati alla dottrina della “responsabilità di proteggere”, elaborata per giustificare interventi internazionali in presenza di gravi violazioni dei diritti umani. Esperienze precedenti, come l’intervento in Libia e il coinvolgimento occidentale durante le Primavere Arabe, vengono frequentemente citate nel dibattito come esempi di operazioni che hanno prodotto conseguenze politiche e di sicurezza di lungo periodo.
All’interno dell’opposizione iraniana in esilio, alcuni attori vedono nell’attuale crisi un possibile punto di svolta. Tra questi, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Shah di Persia, ha in più occasioni auspicato un maggiore coinvolgimento internazionale e una transizione politica in Iran. La sua figura resta oggetto di dibattito, anche alla luce delle valutazioni storiche sul periodo monarchico precedente alla rivoluzione del 1979. Al momento, non è chiaro quale peso politico effettivo possano avere le diverse componenti dell’opposizione nel determinare gli sviluppi futuri.
La situazione in Iran rimane fluida e caratterizzata da informazioni spesso difficili da verificare in modo indipendente, anche a causa delle restrizioni imposte ai media e alle comunicazioni. Organismi internazionali e organizzazioni per i diritti umani continuano a chiedere accesso, trasparenza e indagini indipendenti. In attesa di ulteriori sviluppi, l’attenzione della comunità internazionale resta concentrata sull’evoluzione della repressione e sulle possibili conseguenze regionali e globali della crisi iraniana.
Scritto da: Michele Ceci
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