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Referendum sulla giustizia, si voterà il 22 e 23 marzo

today12 Gennaio, 2026

Sfondo

Il referendum sulla giustizia ha finalmente una data. Nel tardo pomeriggio di lunedì 12 gennaio 2026, il Consiglio dei ministri ha deciso che la consultazione popolare sulla riforma costituzionale della separazione delle carriere dei magistrati si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Il decreto dovrà ora essere firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per diventare definitivo.

La decisione arriva al termine dell’iter previsto dalla legge dopo il via libera della Corte di cassazione alle richieste di referendum e apre ufficialmente la fase di campagna referendaria su uno dei temi più delicati del sistema istituzionale italiano.

La decisione del governo e il passaggio al Quirinale

La data del referendum sulla giustizia è stata fissata durante una riunione del Consiglio dei ministri, rispettando la finestra temporale prevista dalla normativa dopo l’ok della Cassazione. Il 18 novembre scorso, infatti, la Corte aveva validato le richieste di referendum presentate da parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione, facendo scattare il termine di 60 giorni entro cui il governo è tenuto a indicare le date della consultazione.

Il decreto con l’indicazione del 22 e 23 marzo dovrà ora essere controfirmato dal capo dello Stato. Solo dopo questo passaggio formale il calendario elettorale potrà dirsi definitivamente stabilito. Il voto si svolgerà su due giorni, come già avvenuto in passato per altre consultazioni di particolare rilievo nazionale.

Cosa prevede la riforma sulla separazione delle carriere

Al centro del referendum sulla giustizia c’è la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati. Il testo punta a distinguere in modo netto il percorso professionale dei magistrati giudicanti, cioè i giudici, da quello dei magistrati requirenti, i pubblici ministeri, superando l’attuale sistema di carriera unitaria.

La riforma è stata approvata in via definitiva dal Senato il 30 ottobre 2025, ma senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Per questo motivo, come previsto dalla Costituzione, è stato possibile richiedere un referendum confermativo, senza quorum di partecipazione.

Il referendum sulla giustizia consentirà quindi agli elettori di esprimersi direttamente su una modifica che incide sull’assetto costituzionale della magistratura e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Le elezioni suppletive in Veneto nello stesso fine settimana

Nelle stesse giornate del 22 e 23 marzo si voterà anche per due elezioni suppletive alla Camera dei deputati, nei collegi di Rovigo e Padova. Le consultazioni serviranno a eleggere i sostituti di Alberto Stefani e Massimo Bitonci, entrambi eletti nel 2022 con la Lega.

Stefani è decaduto dal mandato parlamentare dopo essere diventato presidente della Regione Veneto nel novembre 2025. Bitonci, invece, ha lasciato la Camera dopo aver assunto l’incarico di assessore alle Imprese e al Commercio in Veneto, rinunciando al ruolo di deputato e lasciando vacante il seggio.

La coincidenza tra referendum sulla giustizia ed elezioni suppletive potrebbe avere un impatto sull’affluenza, almeno nei territori direttamente coinvolti dalle votazioni politiche.

I possibili ricorsi e il nodo delle tempistiche

La scelta del governo di fissare la data del referendum sulla giustizia non è però priva di criticità. Alcuni comitati di cittadini contrari alla riforma hanno annunciato la possibilità di presentare un ricorso, contestando la decisione di non attendere la conclusione della raccolta firme popolare avviata a ottobre per chiedere a sua volta il referendum.

La Costituzione prevede che le richieste di referendum costituzionale possano essere presentate entro tre mesi dalla pubblicazione della legge di riforma. Nel caso della separazione delle carriere, questo termine scade il 30 gennaio 2026. I comitati avevano chiesto al governo di attendere quella data prima di fissare il calendario del voto, richiamando quanto avvenuto nei precedenti referendum costituzionali della storia repubblicana, in cui gli esecutivi avevano atteso la scadenza dei termini prima di procedere.

La normativa sulle tempistiche non è però considerata del tutto univoca, e sarà eventualmente la magistratura a chiarire se la scelta dell’esecutivo rispetti pienamente il dettato costituzionale. Nel frattempo, la macchina organizzativa del referendum sulla giustizia è ormai partita.

Una consultazione destinata a segnare il dibattito politico

Il voto del 22 e 23 marzo si annuncia come uno dei passaggi politici più rilevanti del 2026. Il referendum sulla giustizia non riguarda soltanto un aspetto tecnico dell’ordinamento giudiziario, ma tocca temi sensibili come l’indipendenza della magistratura, il ruolo del pubblico ministero e l’equilibrio tra accusa e difesa nel processo.

Nei prossimi mesi il confronto tra sostenitori e oppositori della riforma entrerà nel vivo, con posizioni trasversali agli schieramenti politici. Il risultato del referendum avrà conseguenze dirette sull’assetto costituzionale e potrebbe incidere a lungo sul rapporto tra politica e giustizia in Italia.

Scritto da: Matteo Respinti

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