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today30 Gennaio, 2026
Il bilancio della frana che ha colpito Niscemi, nel cuore della Sicilia, continua ad aggravarsi. Centinaia di famiglie costrette a lasciare le proprie case, un fronte franoso enorme e un intreccio di responsabilità ancora da chiarire. La magistratura indaga, mentre emergono ritardi, progetti mancati e fondi mai utilizzati. La frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, si conferma una delle più gravi emergenze idrogeologiche degli ultimi anni in Sicilia. I numeri raccontano una situazione sempre più allarmante: circa 1.270 cittadini evacuati, pari a oltre 500 nuclei familiari, molti dei quali non potranno fare ritorno nelle proprie abitazioni. Case dichiarate inagibili, quartieri svuotati, strade chiuse e una comunità costretta a convivere con l’incertezza sul proprio futuro.
A rendere un’idea della portata del disastro è stato il Capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, che intervenendo a Sky Tg24 ha fornito un dato impressionante: la porzione di montagna franata sarebbe pari a circa 350 milioni di metri cubi di terreno, un volume una volta e mezzo superiore a quello del materiale precipitato dal Monte Toc nella notte del disastro del Vajont del 1963. Un paragone che restituisce tutta la drammaticità dell’evento e che riporta al centro dell’attenzione il tema della fragilità del territorio italiano.
La frana di oggi non arriva come un fulmine a ciel sereno. Niscemi aveva già conosciuto una tragedia simile nel 1997, quando un altro grave smottamento aveva devastato parte del territorio comunale. A quasi trent’anni di distanza, il copione sembra ripetersi, alimentando il sospetto che molto si sarebbe potuto fare per prevenire o almeno mitigare i danni. È proprio su questo punto che si concentra l’attenzione della magistratura. La Procura di Gela ha aperto un fascicolo per disastro colposo, ipotizzando eventuali responsabilità legate a mancate bonifiche, interventi incompleti o mai avviati, e più in generale a una gestione del rischio idrogeologico ritenuta insufficiente.
Gli inquirenti stanno passando al vaglio tutti gli atti amministrativi e le decisioni assunte negli ultimi anni. In particolare, l’attenzione si concentra sulle comunicazioni tra il Comune di Niscemi e l’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, l’ente preposto alla pianificazione e alla gestione del rischio idrogeologico. Secondo quanto emerso, l’Autorità di Bacino avrebbe più volte sollecitato il Comune a presentare un progetto esecutivo per il completamento degli interventi di consolidamento del versante ovest di Niscemi e dell’area del belvedere, considerata particolarmente fragile. Solleciti che, stando alle ricostruzioni, non avrebbero mai ricevuto una risposta adeguata, se non attraverso alcune proposte progettuali preliminari, giudicate insufficienti. Dal canto suo, il Comune nega qualsiasi inadempienza, sostenendo di aver agito nei limiti delle proprie competenze e delle risorse disponibili. Un rimpallo di responsabilità che rischia di rallentare ulteriormente le soluzioni, mentre l’emergenza continua a colpire i cittadini.
Uno degli aspetti più controversi della vicenda riguarda i finanziamenti disponibili ma mai utilizzati. Nell’ambito dell’accordo tra Regione Siciliana e Governo nazionale per la ripartizione dei fondi di coesione europei, erano stati inseriti 141 progetti di mitigazione del rischio idrogeologico. Nessuno di questi, però, riguardava direttamente la frana di Niscemi. Un’assenza che oggi pesa come un macigno. A questo si aggiunge il dato, ancora più grave, di fondi già stanziati ma mai formalmente richiesti da nessuna autorità competente. Risorse che avrebbero potuto finanziare opere di consolidamento, drenaggio e messa in sicurezza e che invece sono rimaste inutilizzate, mentre il territorio continuava a degradarsi.
L’unico intervento effettivamente realizzato sul versante ovest di Niscemi appare oggi del tutto insufficiente. L’opera, infatti, ha avuto un costo di circa 1,2 milioni di euro, a fronte dei 20 milioni inizialmente stimati come necessari per un intervento complessivo e risolutivo. Una cifra che racconta l’ennesima storia di lavori parziali, cantieri mai completati e progettazioni rimaste sulla carta, un fenomeno purtroppo diffuso in molte aree ad alto rischio idrogeologico del Paese.
Nel frattempo, per contenere ulteriori rischi, l’Autorità di Bacino si prepara ad adottare misure drastiche. Secondo quanto dichiarato dal direttore Leonardo Santoro, nei prossimi giorni dovrebbe entrare in vigore un divieto di inedificabilità assoluta su un’area di circa 25 chilometri interessata dal movimento franoso. Una decisione necessaria dal punto di vista della sicurezza, ma che avrà pesanti ricadute economiche e sociali per Niscemi, già duramente colpita dall’evacuazione forzata di centinaia di famiglie e dalla svalutazione degli immobili.
La frana di Niscemi non è soltanto un evento naturale: è il risultato di anni di ritardi, sottovalutazioni e occasioni perse. Un disastro che riporta al centro del dibattito il tema della prevenzione, della programmazione degli interventi e dell’uso efficace delle risorse pubbliche. Mentre la magistratura indaga e le istituzioni cercano risposte, resta una certezza: per molte famiglie la normalità è ormai un ricordo lontano. E senza un cambio di passo concreto, il rischio è che Niscemi diventi l’ennesimo simbolo di un’emergenza annunciata e mai davvero affrontata.
Scritto da: Michele Ceci
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