“Se vince il no al referendum Giorgia Meloni non si deve dimettere. Ha già detto che non lo farà, quindi se uno vota no pensando di far cadere il governo, non succederà”. Lo ha detto Carlo Calenda intervenuto a “Il Punto G” condotto da Giuliano Guida Bardi su Giornale Radio. “Che vinca il sì o che vinca il no, non ci sarà nessuno scossone. Il governo potrà al massimo indebolirsi. In ogni caso io voterò sì perché era nel mio programma elettorale e lo ritengo giusto nel merito”.
“Sul caro energia c’è un intreccio di interessi allucinante tra lobby potentissime, il sistema è profondamente malato e la Meloni non sta riuscendo a metterlo a posto”, ha aggiunto il leader di Azione, che cita in particolare il caso dell’idroelettrico: “Produce a 25 euro a megawattora e oggi vende a 150 euro. È una follia”. Secondo Calenda, il governo dovrebbe intervenire sulle concessioni in scadenza: “Se vuoi rinnovarle, metti un cap di guadagno a 60 euro, che sono già tantissimi, e quell’energia la immetti in rete a quel prezzo. Sarebbe un sollievo per imprese e consumatori”. Calenda denuncia inoltre utili elevati nelle società pubbliche del settore e un sistema di relazioni tra politica e aziende: “Un intreccio micidiale, con un’Arera che dovrebbe verificare le distorsioni del mercato e invece non verifica niente”.
“Trump? E’ un asset di Putin, quindi fa quello che Putin dice. Quello che gli interessa è che aumenti il prezzo del petrolio per fare un favore al suo amico Putin e agli Stati Uniti”. Secondo il segretario di Azione, tra i due esisterebbe un rapporto consolidato da anni: “Non c’è un patto di Anchorage: la relazione tra Trump e Putin nasce molto prima, all’inizio degli anni Duemila, ed è una relazione di natura finanziaria. Abbiamo a che fare con una cosa veramente cupa: la saldatura tra un dittatore, cioè Putin, e un aspirante dittatore, cioè Trump”.
Sulla nuova proposta di legge elettorale: “Sono proprio contrario. Il premio di maggioranza ha senso solo se c’è una vera maggioranza. Come diceva De Gasperi: se prendi il 50,1% dei voti puoi avere il 60% dei parlamentari. Con l’affluenza che abbiamo oggi, potresti avere la maggioranza con il 22% degli aventi diritto al voto. Non è possibile. È pericoloso anche per chi governa, perché l’80% che non ti ha votato o non è andato alle urne non si sente rappresentato”, ha concluso Calenda.
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