“Se c’è il rischio che con tassi che potrebbero rialzarsi le banche poi si rifacciano sui correntisti, sugli investitori e che poi a pagare siano proprio questi ultimi? No, il rischio non c’è se tutte le istituzioni che dovrebbero controllare svolgono al meglio il proprio lavoro”. Così Lando Maria Sileoni, segretario generale della FABI, intervenendo a “Next Economy” condotto da Manuela Donghi su Giornale Radio.
“Posso dire per conoscenza diretta che ci sono istituzioni, come l’Antitrust e la Banca d’Italia, che sono gestite in maniera esemplare”, aggiunge, sottolineando però che “serve un controllo a 360 gradi anche della politica, quindi non solo del governo ma delle stesse opposizioni”.
Secondo Sileoni, il nodo è nella mancanza di una regia complessiva tra finanza e politica: “Ci dovrebbe essere più equilibrio, più armonia, più collaborazione”, osserva, evidenziando come oggi prevalgano “concorrenza molto accentuata tra gruppi bancari e diffidenza tra finanza e politica”.
Un coordinamento più stretto, insiste, è decisivo anche per evitare distorsioni già presenti nel sistema del credito: “C’è una forbice eccessivamente alta tra i tassi su mutui e prestiti e la remunerazione a zero dei conti correnti”.
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