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A Giffoni Antonino Bartuccio, il sindaco che denunciò la ‘ndrangheta

today20 Luglio, 2026

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(dell’inviata Cinzia Conti)
A 34 anni dalle stragi
di Capaci e di via D’Amelio e dal troppo spesso ingiustamente
dimenticato suicidio della 17enne testimone di giustizia Rita
Atria, che si uccise a una settimana dalla scomparsa di Paolo
Borsellino, a Giffoni risuona forte e chiaro il messaggio “Basta
girarsi dall’altra parte”. E questo qualunque sia il sopruso:
un’intimidazione mafiosa o un atto di bullismo, un odioso
revenge porn o una violenza su una donna. Il messaggio arriva
dalla voce forte e schietta, dalle mani che non tremano di
Antonino Bartuccio, l’ex sindaco di Rizziconi (Reggio Calabria),
che nel 2014 ebbe il coraggio di dire no alla ‘ndrangheta. E
negli occhi che si riempiono di lacrime di sua moglie
Mariagrazia Squillaci, consulente del lavoro, che assieme ai
loro due figli è stata posta sotto scorta assieme al marito.

   
Ai ragazzi di Giffoni presentano il cortometraggio “Il
quaderno di Tommaso”, un progetto nato dall’idea del Consiglio
Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e realizzato
dalla sua Fondazione Studi in collaborazione con il Film Fest
che si basa sul libro ‘Sui sedili posteriori. La “nuova libertà”
di Antonino Bartuccio. Ne è valsa la pena? “Sì, ne vale la pena
da 12 anni, un mese e 16 giorni, ne vale la pena ogni giorno, –
dice Bartuccio in un’intervista all’ANSA – perché ciò che è
stato fatto non è qualcosa che riguarda solo la mia famiglia,
anche se sulla mia famiglia si sono riverberati i maggiori
effetti, quelli più difficili da superare. È stato veramente
complicato spiegare ai nostri figli, nell’immediato, subito dopo
gli arresti, quando siamo finiti sotto scorta. Però sono stati
sempre vicini, sempre accanto a me e a tutta la famiglia, sempre
orgogliosi perché hanno ben compreso che ciò che era stato fatto
era giusto, che doveva essere fatto, era l’unica via. Bisogna
reagire se vogliamo che le cose cambino, perché non cambieranno
mai se rimarremo inerti”.

   
Vicino a lui c’è la moglie Mariagrazia Squillaci, che lui
definisce con orgoglio la ‘colonna portante’ della loro famiglia
e della loro storia: “Io sono con lui in tutto e per tutto e
qualsiasi cosa la affrontiamo insieme, nel bene e nel male”,
sottolinea visibilmente commossa.

   
Nel film, scritto e ideato da Luca Apolito, direttore
artistico di Giffoni e diretto da Marco Pellegrino, a dare il
volto a Bartuccio c’è Antonio Gerardi, affiancato da Carolina
Crescentini e dal giovane Samuele Aprile nel ruolo di Tommaso.

   
“Quando ero piccolo a noi ragazzini del Sud insegnavano a farci
i fatti nostri, a girarci dall’altro lato quando le situazioni
erano scomode. È arrivato il momento di dire ai ragazzi di non
accettare più. Le vecchie generazioni, come le mie, sono
difficili da cambiare, ma possiamo lavorare sui giovani e il
mondo sarà migliore” dice Antonio Gerardi, che spiega che “di
solito un attore va sul set e dà tutto se stesso per
l’intepretazione” ma in questo caso lui ha avuto “un dono di cui
farà tesoro”.

   
A Giffoni per il corto è arrivata anche la ministra del
Lavoro Marina Calderone che ha voluto sottolineare a gran voce
la differenza tra “collaboratore di giustizia” (pentito) e
“testimone di giustizia” (una persona completamente estranea
alle organizzazioni criminali che subisce pressioni per non
denunciare i fatti), come nel caso Bartuccio, e ha quindi
ringraziato tutte le forze dell’ordine, sia in generale sia
direttamente coinvolte nelle scorte alle persone sotto
protezione. “Quando c’è il coraggio della denuncia, – ha
spiegato – immediatamente poi c’è anche il tentativo, da parte
di chi rappresenta le forze del male, di oscurare quella
denuncia e soprattutto di fare in modo che non se ne abbia più
memoria o nozione. Quello è il momento in cui chi ha avuto il
coraggio di denunciare e di testimoniare è più fragile e facile
da ‘eliminare'”.

   
Per il regista Pellegrino il corto è stata un’esperienza
bellissima: “Carolina Crescentini è anche un’amica, quindi è
stato un po’ come stare in famiglia. Gerardi invece l’ho
conosciuto grazie a questo progetto ed è stato anche lui un
manuale di cinema, di recitazione, di presenza sul set e di
professionalità. Poi la fortuna di incontrare un ‘pulcino’, come
Samuele Aprile, che abbiamo riscovato in una scuola di
recitazione e ci ha regalato una partecipazione incredibilmente
emozionale”.

   
Aprile ha detto di sentirsi molto legato al personaggio di
Tommaso: “Vivo e ho vissuto molte delle situazioni in cui magari
c’era la paura di dire quello che si pensava, la paura di
esprimersi, la paura di farsi avanti. Sono felice di aver
esordito così”. “Il Quaderno di Tommaso rappresenta un altro
passo all’interno del nostro progetto di orientamento al lavoro
denominato GenL – Generazione Legalità. Ma non consideriamo
questo risultato un punto di arrivo. Da settembre, infatti,
proietteremo il cortometraggio in scuole e università di tutta
Italia per educare alla legalità un numero ancora maggiore di
studenti”, ha annunciato il presidente del Consiglio Nazionale
dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro Rosario De Luca.

   

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