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today11 Settembre, 2026
Dopo quattro anni di lavoro è
terminato il restauro delle Storie di San Francesco affrescate
da Giotto, nella Cappella Bardi in Santa Croce a Firenze.
L’intervento ha restituito una lettura più chiara della pittura
giottesca, mettendone in luce l’intensità espressiva e la
rivoluzionaria concezione dello spazio dipinto.
Il progetto di studio e il restauro sono stati promossi
dall’Opera di Santa Croce con l’Opificio delle Pietre dure e
finanziato da ministero della Cultura, Fondazione Cr Firenze,
Arpai, e donatori.
Nell’anno in cui si celebra l’ottavo centenario del Transito
di Francesco d’Assisi le sei scene della cappella riportano a
momenti cruciali della sua vita: la rinuncia ai beni paterni,
l’approvazione della Regola, l’apparizione al Capitolo di Arles,
la prova del fuoco davanti al Sultano, la morte, l’apparizione a
frate Agostino e al vescovo Guido. Il restauro rende ora più
chiare differenze tecniche e di stile dei pittori che hanno
operato nella cappella sotto il coordinamento di Giotto. Una
conferma è anche la capacità di Giotto di piegare le tecniche
alle proprie necessità espressive e operative, lavorando su una
base a fresco, ma facendo poi ampiamente uso di tecniche a
secco, per poter contare su una più ampia gamma di pigmenti,
variando così gli effetti cromatici e spaziali. L’immagine
restituita permette di comprendere meglio l’invenzione
figurativa e spaziale di Giotto, mantenendo al tempo stesso
visibili le vicende alterne che hanno segnato il ciclo nel corso
dei secoli: la scialbatura a calce nei primi decenni del ‘700,
la riscoperta nel 1851 con il restauro di Gaetano Bianchi e poi
l’intervento di Leonetto Tintori tra il 1957 e il 1959. Durante
la prima fase del restauro sono state consolidate le parti più
fragili, ridotti pericolosi fenomeni di degrado, rimossi
depositi e materiali alterati e sostituito molte delle vecchie
stuccature sintetiche risalenti al precedente restauro con
impasti più compatibili con gli intonaci originali. Durante la
seconda fase si è proceduto alla definizione dell’immagine
finale con la delicata integrazione delle lacune e a interventi
finalizzati a restituire immediata leggibilità all’invenzione
spaziale di Giotto, elemento cruciale della sua rivoluzione
pittorica.
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