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Giorgetti: “Difendere le piccole banche dal rischio concentrazione”

today5 Ottobre, 2026

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Difendere la “biodiversità bancaria” e il ruolo delle piccole banche radicate sul territorio, perché la concentrazione del settore nei grandi gruppi rischia di allontanare il credito dalle esigenze concrete di famiglie e imprese. È il messaggio lanciato dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, intervenuto a Galliate Lombardo, nel Varesotto, durante l’incontro promosso dall’associazione “La Lombardia che vorrei”, dedicato al rapporto tra imprenditori, Terzo settore ed economia sociale.

L’audio dell’intervista è andato in onda in esclusiva a “Italia No Limits” su Giornale Radio, trasmissione condotta da Roberto Poletti.

«Qui c’è la grande battaglia, il braccio di ferro tra chi pensa che debba essere custodita e difesa la biodiversità bancaria di queste piccole realtà e chi pensa invece che si debba realizzare il massimo dell’efficienza e dell’automazione, andando semplicemente verso i grandi colossi», ha affermato Giorgetti.

Il ministro ha indicato nelle banche di credito cooperativo un modello differente rispetto ai grandi istituti orientati prevalentemente alla massimizzazione del profitto. «Tutte le banche tendenzialmente dovrebbero fare lo stesso mestiere: raccogliere risparmio e prestarlo. Ma è ben diversa la grande banca che mira a realizzare il maggior profitto possibile per dare dividendi a soggetti che, in giro per il mondo, non si sa bene chi siano, rispetto alla dimensione della banca di credito cooperativo, che continua a pensare che la sua funzione sia quella di prestare soldi alle famiglie e alle imprese del territorio».

Per Giorgetti, il punto centrale riguarda proprio il futuro dell’accesso al credito. «Se rimangono soltanto le grandissime banche mondiali — o iperboliche anche europee — che non hanno nessun interesse a fare quello per cui le banche sono nate, cioè assistere gli imprenditori bisognosi di credito o le famiglie bisognose di credito per farsi la casa, quelle cose lì non interessano più».

Il titolare del MEF ha collegato questa trasformazione alla progressiva disumanizzazione dell’economia, contrapponendo la prospettiva dell’imprenditore radicato nel territorio a quella dei grandi fondi finanziari. «L’imprenditore ha una vocazione tendenzialmente di lungo periodo, perché vuole avere successo, vuole avere il figlio che va avanti nell’azienda e il nipote che va avanti nell’azienda». I fondi, ha osservato, tendono invece a «massimizzare il risultato nel breve periodo».

Secondo Giorgetti, globalizzazione e innovazione tecnologica spingono inevitabilmente verso una maggiore ricerca dell’efficienza e del profitto, rendendo però necessario preservare quelle realtà economiche che mantengono un legame diretto con il territorio e con le comunità.

Scritto da: Ufficio Stampa

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