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Un gruppo di lavoratori dell’ex
Ilva ha occupato la Prefettura di Genova facendo irruzione
all’improvviso nell’edificio dal presidio di protesta in corso
da tre giorni in largo Eros Lanfranco. Gli operai in sciopero
attendono garanzie dal governo sulla continuità produttiva dello
stabilimento di Genova Cornigliano che finora non sono arrivate,
perciò hanno deciso di dare un ulteriore segnale. Alcune decine
di lavoratori si sono seduti nell’atrio della Prefettura di
Genova e al secondo piano battendo i caschi e urlando lo slogan
‘l’Ilva di Genova non si chiude’. Da quanto si apprende l’idea
dei manifestanti è dormire in Prefettura.
“Per quanto riguarda la possibilità che l’area nord (dell’ex
Ilva, n.d.r.) sia separata dall’area di Taranto, questo era già
previsto nell’aggiornamento della gara in corso”, ma “nessuno ha
fatto una proposta per gli interi stabilimenti del nord”. Lo ha
detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo
Urso, al question time alla Camera. Alcuni gruppi secondo il
ministro hanno fatto “manifestazioni di interesse per l’intero
complesso produttivo”, “altri invece hanno chiesto singoli
stabilimenti, ma a allo stato attuale nessuno ha fatto una
proposta per l’area nord separata di quella di Taranto”. “Io
stesso – ha detto ancora Urso -, quando riunii Federacciai più
di un anno fa, per presentare le modalità di gara, in qualche
misura feci comprendere che questo era possibile, e lo feci
anche quando mi recai a Genova”. “In teoria – ha concluso il
ministro – lo si può ancora fare negli ultimi giorni di questa
fase negoziale, prima che si chiuda il 9 di novembre il deposito
delle proposte vincolanti. Ma allo stato nessuno lo ha fatto”.
“È urgente la riapertura di un confronto al fine di dare
risposte al rischio di crescente tensione dopo tre giorni di
sciopero e manifestazioni in tutti gli stabilimenti ex Ilva”. Lo
ha detto all’ANSA il segretario generale della Fiom Michele De
Palma, in merito alla mobilitazione dei lavoratori a Genova e
Taranto. “Alla nostra richiesta di tutelare con la cassa
straordinaria e in deroga tutti i lavoratori compreso l’indotto,
la risposta del decreto è importante e indispensabile, ma non
basta – ha spiegato -. C’è la necessità di allungare la tutela e
contrattare un piano sociale della transizione per favorire
uscite volontarie. Chiediamo un piano per garantire la
continuità produttiva e occupazionale delle lavorazioni non
sottoposte a fermo giudiziario a Taranto, Genova, Novi Ligure e
Racconigi con tutte le azioni necessarie in tempi certi ad
alimentare le aree a freddo e le manutenzioni”. “È necessario
ascoltare le lavoratrici e i lavoratori e le loro organizzazioni
sindacali a Palazzo Chigi, ma anche in Parlamento perché abbiamo
proposte concrete e realizzabili”, ha concluso.
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