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Addio a Gino Paoli, maestro della canzone d’autore italiana

today24 Marzo, 2026

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Gino Paoli è uno dei personaggi
chiave della scena musicale italiana, un personaggio dalla
vicenda esistenziale tormentata e intensissima che ha dato un
contributo decisivo all’evoluzione della canzone, un
individualista spigoloso che ha anticipato le caratteristiche
della figura del cantautore.

   
Sono sue alcune delle canzoni più belle e famose mai scritte nel
nostro Paese: “Senza fine”, “Il cielo in una stanza”, “Sapore di
sale”, “Che cosa c’è”, “La gatta”, “Una lunga storia d’amore”,
titoli sufficienti a far rimanere ben impressi nella memoria
collettiva il suo nome e la sua musica. È morto oggi, a 91 anni,
lo ha annunciato la famiglia in una nota in cui chiede la
massima riservatezza.

   
Era nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 ma fin da bambino
ha vissuto a Genova, la sua vera città.

   
Il tragitto che lo ha portato al successo è quello classico
degli artisti deraciné degli anni ’50: studente svogliato,
appassionato di pittura e di jazz, ai libri preferiva una boheme
fatta di pochi soldi, notti infinite e amici come Luigi Tenco,
Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Giorgio Calabrese, i fratelli
Reverberi, insomma i nomi dei fondatori di quello “Scuola
Genovese” che, nutrendosi delle canzoni di Brassens e Jacques
Brel, ha di fatto fondato la canzone d’autore italiana.

   
E’ proprio Gianfranco Reverberi ad aprirgli la strada per
Milano, dove entra in contatto con l’industria musicale ma anche
con Giorgio Gaber e Mina che incide “Il cielo in una stanza”,
ottenendo un grande successo.

   
Un successo bissato da un altro brano, un 3/4 quasi
jazzistico: “Senza fine”, interpretata da Ornella Vanoni, che
all’epoca era ancora “la cantante della mala” e che vivrà con
lui una lunga relazione. Il brano ha fatto il giro del mondo ma
soprattutto ha segnato l’inizio di un sodalizio durata tutta la
vita celebrato qualche decennio più tardi quando, dopo un lungo
periodo di crisi, Paoli e la Vanoni fecero una tournée insieme
ottenendo un successo strepitoso.

   
Negli anni ’60, in pieno boom del 45 giri, esce uno dei titoli
che ha segnato la storia del costume: “Sapore di sale”,
arrangiato da Ennio Morricone con il celebre assolo di sax di
Gato Barbieri.

   
Uomo tormentato, già sposato, vive una travolgente storia
d’amore con Stefania Sandrelli, allora adolescente, una
relazione dalla quale è nata Amanda. Poi l’11 luglio 1963 un
gesto ancora oggi dai contorni misteriosi: Paoli tenta il
suicidio sparandosi all’altezza del cuore. Il proiettile però
non colpisce zone vitali e resta conficcato nella zona del
pericardio, da dove non è mai stato estratto.

   
Il grande successo non dura molto: nella seconda metà degli anni
’60 comincia un lungo periodo di crisi professionale e umana,
segnato anche da alcol e droga, che culmina in un pauroso
incidente stradale.

   
Per il suo ritorno da protagonista bisogna attendere gli anni
’80 quando prima incide un bell’album-tributo al suo amico Piero
Ciampi, “Ha tutte le carte in regola” e poi, nel 1985,
riconquista le classifiche con “Una lunga storia d’amore”.

   
L’anno dopo è la volta di “Ti lascio una canzone”, poi negli
anni ’90 c’è “Quattro amici al bar”.

   
Nel corso della sua carriera ha interpretato canzoni di Joan
Manuel Serrat, Charles Aznavour, ha avuto un’intensa attività
come autore, firmando per Zucchero “Come il sole
all’improvviso”.

   
Nel 1987 è stato eletto deputato nelle file del PCI.

   
Negli ultimi anni della sua lunghissima carriera ha suonato
accanto ad alcuni dei migliori jazzisti italiani, in particolare
Danilo Rea, pianista di livello mondiale, che lo ha accompagnato
nelle sue più recenti tournée.

   
Personaggio schivo, poco incline alle concessioni mediatiche,
interprete dallo stile tutt’altro che tradizionale, Gino Paoli
resta uno dei personaggi più amati e prestigiosi della canzone
italiana, l’autore di brani che fanno parte della storia del
nostro Paese.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Scritto da: Redazione

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