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Radio Italia Network
today8 Aprile, 2026

Jasveen Sangha, nota anche come
la ‘regina della ketamina’, è stata condannata a 15 anni di
carcere per aver fornito la dose letale di ketamina che ha
causato la morte della star di ‘Friends’, l’attore Matthew
Perry. La donna, ha riferito Abc News, ha ammesso, nell’ambito
di un patteggiamento, di aver collaborato con un altro
spacciatore per fornire all’attore di ‘Friends’ decine di fiale
di ketamina, inclusa la dose che ha causato la fatale overdose
nell’ottobre 2023. Perry è morto all’età di 54 anni.
L’anno scorso Sangha si è dichiarata colpevole di un capo
d’accusa per aver gestito un locale adibito ad attività di
spaccio, di altri tre capi per la distribuzione di ketamina e di
un ultimo legato alla distribuzione di ketamina con conseguente
morte o gravi lesioni personali: la donna rischiava una pena
massima di 65 anni di reclusione. Nei documenti giudiziari
depositati prima della sentenza, i pubblici ministeri hanno
sostenuto che Sangha dovesse scontare 15 anni di prigione per la
sua “fredda insensibilità e il suo disprezzo per la vita”,
aggiungendo che la donna ha mostrato “scarso rimorso”. A tal
fine, hanno citato comunicazioni registrate dal carcere in cui,
a loro dire, la donna discuteva dell'”ottenimento di ‘marchi
registrati’ e dell’acquisizione dei diritti editoriali sugli
eventi legati al caso”.
In un memorandum sulla pena depositato il mese scorso, i
procuratori hanno affermato che Sangha gestiva “un’attività di
traffico di droga su larga scala dalla sua residenza di North
Hollywood”, dove almeno dal 2019 immagazzinava, confezionava e
distribuiva sostanze stupefacenti, come ketamina e
metanfetamine. Un’attività pericolosa svolta a dispetto della
morte per overdose di due uomini: Perry e, anni prima, Cody
McLaury, residente a Los Angeles, deceduto poche ore dopo che la
‘regina della ketamina’ gli aveva venduto quattro fiale di droga
nel 2019. “A lei non importava nulla e ha continuato a vendere”,
ha accusato la pubblica accusa. Sangha “ha avuto l’opportunità
di fermarsi dopo aver compreso l’impatto della sua attività di
spaccio, ma ha semplicemente scelto di non farlo”: ciò ha
giustificato una pena “significativa”.
In una dichiarazione sull’impatto del reato, depositata prima
della sentenza, la matrigna di Perry, Debbie Perry, ha affermato
che il dolore causato dall’imputata è “irreversibile”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Scritto da: Redazione
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