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Oleodotto Druzhba: Ucraina promette riparazione in 45 giorni con l’UE

today17 Marzo, 2026

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha formalmente accettato il supporto tecnico e finanziario offerto dall’Unione europea per riparare l’oleodotto Druzhba, l’infrastruttura colpita da un attacco russo il 27 gennaio scorso. In una lettera ai vertici di Bruxelles, Zelensky ha assicurato che il pompaggio potrà tornare alla piena capacità entro un mese e mezzo, a patto che non si verifichino ulteriori bombardamenti. La svolta arriva dopo settimane di tensioni con Ungheria e Slovacchia, che avevano condizionato il loro sostegno a Kiev proprio al ripristino dei flussi di greggio.

Cos’è l’oleodotto Druzhba e perché è al centro della crisi

L’oleodotto Druzhba, che in russo significa “amicizia”, è una delle infrastrutture energetiche più estese d’Europa. Costruito in epoca sovietica, attraversa migliaia di chilometri trasportando petrolio greggio dalla Russia verso i Paesi dell’Europa centrale e orientale, tra cui Ungheria e Slovacchia.

Il 27 gennaio una parte dell’infrastruttura ha subito significativi danni in un attacco, con la conseguente interruzione dei flussi di petrolio verso questi Paesi. Da quel momento, Budapest e Bratislava hanno intensificato le pressioni su Kiev affinché procedesse con le riparazioni, mentre l’Ucraina rimandava la responsabilità agli attacchi russi e alle difficoltà tecniche sul campo.

Zelensky ha spiegato nella sua lettera ai leader europei che i danni sono «più gravi» rispetto ai bombardamenti precedenti. Senza il funzionamento della stazione di pompaggio di Brody, ha precisato, «è tecnicamente impossibile mantenere la pressione operativa richiesta nel sistema di oleodotti e garantire il transito sicuro del petrolio».

La proposta dell’UE e la risposta di Zelensky sull’oleodotto Druzhba

Dopo settimane di stallo diplomatico, l’Unione europea ha deciso di passare ai fatti. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno offerto a Kiev un pacchetto di supporto tecnico e finanziario per accelerare i lavori. «Gli ucraini hanno accolto e accettato l’offerta. Esperti europei sono immediatamente disponibili», hanno dichiarato congiuntamente i due vertici di Bruxelles.

Zelensky ha risposto in modo positivo, impegnandosi a contattare direttamente l’amministratore delegato di Naftogas per coordinare le attività con l’ambasciatore dell’Unione europea. Ha inoltre confermato che i lavori di riparazione della soluzione di bypass sono «quasi completi» e che la piena ripresa dei flussi attraverso l’oleodotto Druzhba è attesa entro sei settimane, in assenza di nuovi attacchi russi.

La portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, ha confermato che «un esperto è disponibile a recarsi in Ucraina» e che «le cose si stanno muovendo proprio ora». Un segnale che la cooperazione tra Bruxelles e Kiev, dopo mesi di frizioni, ha trovato un canale operativo concreto.

Il veto di Orbán e la posta in gioco: 90 miliardi di euro

La disputa sull’oleodotto Druzhba non è mai stata solo una questione tecnica. Il premier ungherese Viktor Orbán ha trasformato la riparazione dell’infrastruttura in una condizione esplicita per sbloccare il prestito da 90 miliardi di euro che l’Unione europea ha concordato di erogare all’Ucraina.

Orbán sta bloccando il prestito da 90 miliardi di euro per Kyiv concordato in dicembre e l’adozione del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La sua posizione è rimasta ferma per settimane: nessun via libera ai fondi finché l’oleodotto non sarà ripristinato. Una linea che ha messo in difficoltà l’intera architettura di sostegno europeo a Kiev.

Il 15 marzo Zelensky aveva accusato i suoi alleati europei di «ricattarlo» facendo pressioni affinché riparasse l’oleodotto Druzhba, che trasporta petrolio russo. Parole forti, che fotografano la tensione interna all’alleanza euro-ucraina in un momento già delicato sul fronte militare e diplomatico.

Anche la Slovacchia, con il premier Robert Fico, aveva posto il veto al ventesimo pacchetto di sanzioni. Dopo un colloquio con von der Leyen, Fico starebbe cercando una via d’uscita che gli consenta di salvare la faccia, come il finanziamento da parte della Commissione della riparazione del Druzhba.

Le prospettive: bypass, RePowerEU e indipendenza energetica europea

L’accordo sull’oleodotto Druzhba apre scenari più ampi sul futuro energetico dell’Europa. Zelensky ha colto l’occasione per ribadire la posizione di Kiev sulla necessità di eliminare completamente le importazioni di petrolio russo, nel quadro dell’iniziativa RePowerEU. Ha indicato la fine del 2027 come orizzonte per raggiungere questo obiettivo, definendolo «un passo decisivo verso il rafforzamento dell’indipendenza energetica dell’Unione Europea».

Sul fronte tecnico, l’Ucraina sta valutando anche la costruzione di infrastrutture di stoccaggio sotterranee come soluzione strutturale a lungo termine, dopo che le valutazioni preliminari hanno confermato che il serbatoio danneggiato «non può essere riparato». Una scelta che punta a rendere il sistema meno vulnerabile ai futuri attacchi russi.

Nel frattempo, Zelensky ha sottolineato che l’Ucraina è già in grado di «offrire rotte alternative per il transito di petrolio greggio non russo verso i Paesi dell’Europa Centrale e Orientale». Un messaggio diretto a Ungheria e Slovacchia, ma anche a tutta la comunità europea: la crisi dell’oleodotto Druzhba può trasformarsi in un’opportunità per ridisegnare le dipendenze energetiche del continente.

Scritto da: Matteo Respinti

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