Economia

Due parole sulle ZES

today29 Dicembre, 2025

Sfondo

In questi ultimi giorni dell’anno, vi sarà capitato, probabilmente, di leggere – a proposito del Disegno di Legge di Bilancio per il 2026 – anche della proroga (a favore delle imprese) del credito di imposta ZES che è stata, infatti, estesa sino al 2028.

Già, ma che cosa si intende esattamente per ZES?

Diciamo subito che le ZES (Zone Economiche Speciali) sono aree geograficamente delimitate, di regola localizzate nelle regioni meno sviluppate e per le quali viene, quindi, adottato un regime economico e amministrativo di tipo agevolato. Scopo delle ZES è, pertanto, quello di promuovere nuovi investimenti, attraendo capitali esteri e stimolando così la crescita del mercato del lavoro.

Attraverso agevolazioni fiscali, semplificazioni procedurali e interventi infrastrutturali mirati, le ZES costituiscono, in sostanza, una forma di politica territoriale tesa a ridurre i divari a livello regionale ed a stimolare la competitività del sistema produttivo.

Le Zone Economiche Speciali nel mondo

Chiariamo subito che le ZES non sono un fenomeno solamente italiano, ma risultano, invece, assai diffuse in molte altre aree (più di 5000) del Pianeta. In generale, si tratta di zone che offrono vantaggi fiscali – come minori tariffe e imposte – potendo, talvolta, arrivare fino alla determinazione del proprio livello di tassazione e delle politiche di regolazione. Inoltre, come si è detto, favoriscono lo sviluppo economico tramite diversi canali, come l’attrazione di investimenti diretti esteri, la crescita delle imprese locali o la formazione di distretti industriali, in grado di dare vita ad economie di scala e di produrre ulteriori effetti benefici sulle economie di zona.

Infatti, l’impatto sul mercato del lavoro spesso non riguarda esclusivamente l’occupazione nelle imprese che investono, ma si riflette anche sull’indotto e sui territori limitrofi. In tale maniera, viene così a determinarsi un vero e proprio effetto moltiplicatore, capace di abbinare la crescita delle attività produttive nelle ZES all’espansione dell’intera economia locale.

La diffusione internazionale

In base ai dati più recenti disponibili (risalenti al 2019), risulta essere la Cina il Paese in cui le ZES sono maggiormente diffuse (47% del totale), mentre in Europa se ne contano 105, localizzate prevalentemente nei Paesi dell’Est, come Polonia, Croazia e Repubblica Ceca.

In Italia, in particolare, l’esperienza legata all’utilizzo delle ZES ha avuto inizio nel 2017, quando il Governo Gentiloni decretò l’istituzione di otto ZES: e vale a dire, Abruzzo, Campania, Calabria, Sicilia occidentale, Sicilia orientale, Sardegna, Adriatica (composta da Molise e Puglia settentrionale) e Ionica (composta da Puglia meridionale e Basilicata).

Struttura territoriale delle prime Zone

Ogni ZES comprendeva una ben definita zona geografica, con specifici comuni, attorno ad un’area portuale principale o ad una o più aree retro-portuali e industriali. Inizialmente, questi comuni rappresentavano solo una piccola parte di un’intera regione: ad esempio, per la ZES Sardegna, erano inclusi 15 comuni su 377; per la Campania 37 su 550, mentre la durata delle ZES era fissata tra i 7 ed i 14 anni.

Agevolazioni fiscali e semplificazioni

I benefici fiscali prevedevano un credito di imposta differenziato per regione e dimensione d’impresa, una riduzione del 50% dell’IRES, incentivi alle assunzioni e iper-ammortamento (maggiorazione del 150% del costo di acquisizione di beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale).

Inoltre, venivano pure semplificati i procedimenti amministrativi per la nascita di nuove attività imprenditoriali e per la costruzione di fabbricati strumentali, grazie all’introduzione di un’autorizzazione unica (comprendente anche la Valutazione di Impatto Ambientale) ed alla costituzione di uno Sportello Unico Digitale per la presentazione delle domande per crediti di imposta e altre agevolazioni.

Per non perdere i benefici fiscali, le imprese dovevano mantenere l’investimento per almeno 7 anni, conservando la loro attività ed i posti di lavoro creati per almeno 10 anni.

Il contributo del PNRR

In seguito, anche il PNRR ha destinato alle ZES risorse per 563,5 milioni di euro, destinati ad opere come

  1. le urbanizzazioni primarie
  2. il collegamento di tali aree con le reti stradali e ferroviarie
  3. le infrastrutture per i collegamenti cosiddetti “dell’ultimo miglio” con porti o aree industriali
  4. la digitalizzazione della logistica
  5. le urbanizzazioni
  6. i lavori di efficientamento energetico
  7. il rafforzamento della resilienza dei porti.

La suddivisione dei fondi PNRR si era concretizzata in 136 milioni di euro alla Campania, 117 milioni alla Calabria, 108,1 milioni alla Ionica, 89, 1 alla Adriatica, 56,8 alla Sicilia occidentale e 52,2 alla Sicilia orientale, 62, milioni all’Abruzzo e 10 alla Sardegna.

I primi risultati

Interessante è notare come, sebbene alla luce di periodo sperimentale abbastanza breve, i primi dati che ci giungono dalle varie esperienze ZES siano, comunque, piuttosto confortanti: come quello che concerne la Campania, dove 1 euro di investimenti nella ZES sta traducendosi in 1,4 euro di valore aggiunto indiretto, mentre ogni nuovo occupato nella ZES genera 1,7 posti di lavoro nel resto dell’economia regionale.

Recentemente ( e cioè, dal dal 1 gennaio 2024) è entrata in vigore la ZES unica, che ha, quindi, unificato le otto preesistenti. Inoltre, dal 2025, il governo Meloni ha incluso anche Umbria e Marche all’interno della ZES unica e la differenza più rilevante, rispetto al passato, riguarda l’inclusione di tutti i comuni appartenenti alle regioni interessate.

Estendere le ZES a tutta Italia?

Relativamente alle ZES può sorgere in molti una domanda spontanea, sul perché le loro agevolazioni non vengano estese a tutto il resto del Paese. Ed effettivamente, uno studio, da poco pubblicato da Confindustria , ha evidenziato come i 28 miliardi di investimenti generati da 5 miliardi di crediti di imposta starebbero a testimoniare come l’applicazione di una ZES unica su scala nazionale, potrebbe davvero risultare assai produttiva. Peccato però che una eventuale allargamento delle ZES a tutto il territorio andrebbe a scontrarsi, inevitabilmente, con le linee guida UE relative agli aiuti regionali e di Stato.

Lo Sportello Unico Digitale come modello nazionale

Tuttavia, almeno una delle esperienze delle ZES potrebbe forse estendersi a tutto il Paese, senza dover necessariamente incorrere nei severi divieti imposti dalle norme comunitarie. E stiamo parlando dello Sportello Unico Digitale, inteso come soluzione ideale per snellire la burocrazia e per fare in modo che le autorizzazioni e i crediti di imposta siano attivi nel giro di 30 giorni, senza passare attraverso le usuali ed innumerevoli verifiche. Si tratterebbe, con ogni probabilità, di un modo efficiente per facilitare lo sviluppo degli investimenti anche in tutte le altre aree dell’Italia.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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