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Da uno studio appena pubblicato dall’Anaao – Assomed (il Sindacato dei medici e dei dirigenti sanitari italiani), emerge come gli effetti negativi dei tagli alla Sanità non si siano prodotti soltanto sui servizi, sulle prestazioni e sull’assistenza ospedaliera, ma abbiano finito per penalizzare anche il personale dirigente del Servizio Sanitario Nazionale, impoverendo il sistema di importanti professionalità.
Infatti, stando almeno ai dati del Conto Annuale del Tesoro, in Italia, nel periodo che va dal 2013 al 2023, sono state soppresse, complessivamente, ben 1.423 Direzioni di Struttura Complessa, pari cioè al 18,6% del totale.
Ricordiamo che per “Struttura Complessa” si intende una unità organizzativa che si occupa di attività più articolate e complesse e che è caratterizzata da un’ampia autonomia organizzativa e gestionale, potendo, tra l’altro, disporre anche di più strutture semplici subordinate.
Se poi si fa partire il confronto dal 2009 – anno in cui il Servizio Sanitario Nazionale raggiunse il picco di medici dipendenti – il bilancio risulta ancora più allarmante: infatti, in 14 anni sono scomparse 3.134 Direzioni di Strutture Complesse, per un ridimensionamento del 33,5%.
Ma i numeri non sono affatto confortanti nemmeno per quanto riguarda le Direzioni delle Strutture Semplici (ossia, di quelle unità organizzative che si occupano di attività specifiche – come ad esempio la gestione di un reparto o di un laboratorio – e sono caratterizzate da un’autonomia organizzativa e gestionale limitata, in quanto subordinate a Strutture Complesse).
Qui, a livello nazionale, si è scesi dalle 15.585 attive nel 2013 alle 8.866 nel 2023, con un calo del 43%, corrispondente ad una riduzione di ben 6.179 direzioni di struttura semplice.
Pertanto, spiega Anaao / Assomed, il rigoroso contenimento della spesa ha comportato, nel corso degli anni, tagli di personale così profondi che oggi se ne pagano tutte le conseguenze: dagli organici insufficienti al ricorso alle cooperative e a medici stranieri, fino ad arrivare alla chiusura di servizi e, di conseguenza, alla drastica riduzione dei Direttori di Struttura Complessa (cioè gli ex primari) e di Struttura Semplice.
E purtroppo, determinate scelte se, forse, hanno permesso un contenimento della spesa, hanno però certamente contribuito a generare un progressivo impoverimento della capacità di governo clinico delle aziende sanitarie.
A livello regionale, le realtà che lamentano le maggiori riduzioni sono il Molise (-59,09%), la Sardegna (-56,31%), la Basilicata (-38,84%), la Puglia (-29,56%) e l’Umbria (-29,41%).
Dal confronto tra le macro-aree affiora, inoltre ed in maniera preoccupante, come questo processo stia alimentando il divario territoriale presente nel campo della Sanità: mentre, infatti, il Nord registra una riduzione media dei Direttori di SC pari al 13,35% – con punte in Liguria (-28%) e Trento (-27%) – il Sud si attesta, invece, al –28,32%.
Ed anche il Centro, con una media del 13,87%, rivela un ridimensionamento importante. Da questo studio del Sindacato della Sanità emerge, quindi, “un Paese che si muove a più velocità, con una capacità di governo clinico sempre più disomogenea”.
In alcuni casi – sottolinea sempre l’Anaao – i tagli alla spese hanno portato alla nascita dei cosiddetti Direttori di Struttura Complessa “a scavalco”: quelli cioè, chiamati a dirigere più reparti (spesso in strutture diverse), con la conseguenza di meno presenza nei reparti, responsabilità frammentate e un indebolimento complessivo della leadership clinica.
Il Direttore di S C svolge, infatti, un ruolo gestionale tutt’altro che marginale, dovendo garantire una migliore gestione delle risorse, un attento contenimento dei costi, unitamente alla riduzione delle liste d’attesa ed al sostegno per quanto concerne motivazione del personale.
Come si è detto, a crollare, nell’arco di tempo preso in considerazione dall’analisi di Anaao / Assomed, è stato anche il numero delle Strutture Semplici, con la Basilicata a guidare le regioni più pesantemente penalizzate (-75,85%), seguita dalla Sardegna (-74,95%), dall’Umbria (-66,27%), dalla Campania (-64%) e dalla Calabria (-61,15%).
E pure dal confronto a livello di macro-aree arriva la conferma di come anche il ridimensionamento delle Strutture Semplici stia accentuando il divario territoriale nel Servizio Sanitario: con il Nord che registra una riduzione complessiva pari al 33%, il Centro pari al 44%, mentre nel Sud il taglio raggiunge il 55%.
La Toscana e la Lombardia sono, invece, le regioni che, considerando complessivamente SC e SS, hanno dovuto sopportare i ridimensionamenti minori.
In conclusione, la Segreteria nazionale di Anaao – Assomed ritiene che i dati riportati in questa ricerca rappresentino “la fotografia fedele delle insoddisfazioni di medici e dirigenti sanitari, chiusi nella morsa della burocrazia, con spazi di carriera e di governance”.
Di conseguenza “per invertire questa rotta disastrosa, occorrono riforme legislative urgenti per valorizzare il ruolo del medico e dirigente sanitario nella governance dell’ospedale e per riconsegnare al medico quella fiducia che è ormai persa. Per queste ragioni riteniamo prioritario un nuovo patto della salute che parta e si concentri sul professionista prima che sui contenitori”.
“È necessario inoltre rivedere i luoghi di cura nella loro organizzazione e nel numero nonché nella razionalizzazione e riavvicinare il medico e il dirigente sanitario all’ospedale e il paziente al medico…ma questo cambiamento radicale non sarà mai possibile se non verranno coinvolti i protagonisti, cioè coloro che curano e che nonostante tutto continuano a garantire la loro presenza e professionalità. Non dimentichiamo che senza medici e dirigenti sanitari non esiste cura”.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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