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Stipendi statali: con il 2026 sono entrate in funzione alcune novità che hanno impresso una svolta significativa al rapporto fra Fisco e Pubblica Amministrazione.
Infatti, in base a quanto previsto dalle nuove norme di potenziamento della riscossione, anche gli stipendi dei dipendenti statali e pubblici hanno dovuto rinunciare alla loro tradizionale intoccabilità. Questo perché, oggi, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione dispone di strumenti automatizzati che sono in grado di intercettare i compensi dei dipendenti pubblici morosi, rendendo così il pignoramento presso terzi una procedura rapida e, in molti casi, inevitabile se non gestita per tempo.
Osserviamo che rispetto a quanto avviene per i lavoratori privati – a proposito dei quali il pignoramento richiede sovente passaggi giudiziari più complessi – per gli statali la procedura risulta, invece, notevolmente facilitata dal dialogo informatico che intercorre tra le banche dati di NoiPA (e cioè del portale del Ministero dell’Economia e Finanza che gestisce le buste paga) e quelle dell’Anagrafe Tributaria.
In sostanza, quando un dipendente pubblico accumula debiti certi, liquidi ed esigibili (come cartelle esattoriali non pagate, multe, tributi locali), l’agente della riscossione può direttamente notificare un atto di pignoramento al Ministero o all’Ente di appartenenza: ed a partire da quel momento, l’amministrazione in questione è tenuta per legge a trattenere le somme, impedendo che transitino sul conto del lavoratore.
Si tratta, indubbiamente, di procedure piuttosto severe, anche se la legge si preoccupa, comunque, di garantire un “minimo vitale” a chi subisce il pignoramento: lo stipendio non può, infatti, mai essere pignorato per l’intero ammontare. In altre parole, sono previsti limiti ben precisi rispetto agli importi delle retribuzioni.
Ad esempio:
Fino ai 2.500 euro, il pignoramento massimo consentito equivale ad un decimo dello stipendio.
Tra 2.500 e 5.000 euro, la quota pignorabile sale a un settimo.
Oltre i 5.000 euro, si applica il limite di un quinto.
Se poi il debito riguarda il mancato pagamento di alimenti (assegni di mantenimento), la soglia è fissata dal giudice e, di solito, non supera la metà dello stipendio. Inoltre, è anche importante considerare che, nel caso in cui ci si trovi in presenza di pignoramenti di diversa natura (ad esempio, uno fiscale ed un altro per alimenti) la somma totale trattenuta non può mai superare il 50% del netto in busta paga.
Tuttavia, se un dipendente pubblico riceve un atto di pignoramento o una cartella che lo preannuncia, non deve per forza assumere un atteggiamento rinunciatario, ma può, al contrario, attivarsi immediatamente per controllare, sul portale dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, se il debito sussista veramente o se siano, invece, magari intervenuti termini di prescrizione.
Inoltre, una volta chiarita la situazione, potrà, comunque, fare istanza di rateizzazione, presentando una apposita una richiesta (piano ordinario fino a 72 rate o straordinario fino a 120) ed interrompere così, attraverso il pagamento della prima rata, la procedura di pignoramento (a meno che questa non sia già in fase avanzata di riscossione).
Altra verifica a disposizione di chi subisce un pignoramento è quella di accertare se il proprio debito rientri tra le ipotesi previste da una Rottamazione. Se poi un atto presenta vizi di forma oppure un debito è già stato estinto, allora diventa necessario rivolgersi ad un legale per un ricorso d’urgenza.
Infine, va pure considerato che, al di là del danno economico, il pignoramento dello stipendio per un dipendente pubblico può comportare conseguenze negative anche sul piano amministrativo. Nel senso che, sebbene il pignoramento non costituisca di per sé un motivo di licenziamento, il fatto di accumulare pignoramenti per debiti verso lo Stato può finire per incidere certamente non in senso positivo sull’affidabilità (e di conseguenza sulla carriera) di chi ricopre ruoli di particolare responsabilità nella gestione di denaro pubblico.
Pertanto, sembra opportuno tenere sempre sotto controllo la propria posizione sia su NoiPA, che nel cassetto fiscale se si vogliono evitare sgradevolissime sorprese.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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