Economia

La crisi climatica minaccia il valore dei vigneti italiani

today14 Aprile, 2026

Sfondo

La crisi climatica e il settore vitivinicolo italiano

Mentre, a Verona Fiere, è in corso di svolgimento la 58esima edizione del Salone del Vino “Vinitaly” – con quasi 4.000 aziende espositrici e un settore che vale l’1,1% del Pil nazionale – uno studio (presentato da CIA Agricoltori Italiani all’apertura della manifestazione) rivela dati allarmanti che riguardano l’intera economia del vigneto italiano. E stiamo parlando degli eventi climatici con i quali il riscaldamento globale sta minacciando un settore che, complessivamente, vale 56 miliardi di euro.

Eventi climatici estremi e impatti economici

Spiega, infatti, la CIA Agricoltori Italiani come, solo nel 2025, l’Italia abbia registrato quasi 380 eventi climatici estremi: e se questa frequenza dovesse proseguire nel tempo, il prezzo da pagare diventerebbe altissimo.
Ed a questo proposito, l’Associazione agricola stima che, in assenza di interventi strutturali di mitigazione, il sistema agroalimentare nazionale potrebbe subire perdite superiori ai 12 miliardi di euro l’anno entro il 2050. E, purtroppo, il comparto vitivinicolo – con 670.000 ettari coltivati e oltre 44 milioni di ettolitri prodotti nell’ultimo anno – risulta essere tra i settori più esposti.

Proiezioni climatiche e difficoltà operative

In generale, i modelli climatici concordano nel prevedere un aumento delle temperature fino a +2°C nel periodo 2021-2050, rispetto alla media 1981-2010, con punte fino a +5°C a fine secolo nello scenario peggiore. Un quadro che però, già oggi, da semplice proiezione scientifica, si traduce concretamente in gravi difficoltà operative per le aziende agricole.

Non a caso, l’ultima campagna vitivinicola ha confermato le tendenze degli anni precedenti, fatte di siccità prolungate al Sud, di eccesso idrico al Nord e di grandinate sempre più intense nel Nord-Est. Tutti eventi che stanno già producendo maggiori costi lungo la filiera, tra rese minori e più spese per la gestione del rischio, con impatti che, per ora, sono ancora gestibili ma che tuttavia si segnalano in rapido aumento.

Le prospettive a lungo termine

La vera questione – sottolinea lo studio della CIA – è quella che concerne le prospettive di lungo periodo: se, infatti, il riscaldamento globale dovesse superare la soglia dei +2°C, circa il 90% di tutte le aree vitivinicole tradizionali, nelle regioni costiere e pianeggianti d’Italia, potrebbero non essere più in grado, entro la fine del secolo, di produrre vino di alta qualità ed in condizioni economicamente sostenibili.

Lo studio si sofferma, in particolare, sul valore fondiario complessivo che, nel nostro Paese, tocca i 56 miliardi di euro, sui quali il rischio climatico potrebbe facilmente tradursi anche in una riduzione valoriale diretta.

Spostamento dei vigneti e disallineamento del mercato

Ad esempio, la necessità di spostare le zone dei vigneti verso altitudini superiori – cosa già avvenuta in Trentino per il Müller-Thurgau – porta a chiedersi se il valore del terreno coltivato a vite nelle aree tradizionali abbia già cominciato a scontare il rischio climatico. Al momento – sempre secondo la CIA Agricoltori Italiani – la risposta appare negativa, anche se “il disallineamento tra dinamiche di mercato e rischio reale apre un altro fronte di vulnerabilità per il settore”.

Intanto Vinitaly 2026, con l’enoturismo, sempre più centrale come leva di diversificazione dei ricavi per le cantine sotto pressione su più fronti, ci descrive un settore che si adatta, ma che è ancora, comunque, alla ricerca di una strategia adeguatamente sistemica.

Il commento di Cristiano Fini

Nel commentare i dati emersi da questa ricerca, il presidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, ha sottolineato come il clima stia “cambiando le regole del gioco per gli agricoltori italiani”, poiché rese, qualità e cicli produttivi sono già sotto pressione. E non si tratta più di un’emergenza, ma una vera e propria condizione strutturale. Per queste ragioni, Fini pensa che sia “necessario potenziare l’accesso a strumenti integrati contro i rischi climatici e garantire maggiore stabilità finanziaria alle imprese. L’uva è tra i prodotti con i maggiori valori assicurati, ma il numero di aziende aderenti sconta ancora divari territoriali”.

Le soluzioni proposte e la sfida futura

C’è bisogno, pertanto, di un “sistema più inclusivo, semplice e aderente alle esigenze reali delle imprese” ed che sia grado di “sostenere l’adattamento delle aziende, con nuove tecnologie, strumenti a supporto alle decisioni e investimenti mirati, per salvaguardarne la redditività”. Infine – ha poi concluso lo stesso Fini – “l’innovazione varietale e il miglioramento genetico, anche attraverso le TEA (e cioè, le Tecniche di Evoluzione Assisitita), saranno decisivi per rafforzare la resilienza del vigneto italiano. La sfida è aperta: o si governa il cambiamento o lo si subisce”.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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