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Il primo maggio è entrato in vigore – in via transitoria – il trattato commerciale tra l’Unione europea e i quattro paesi del Mercosur (ossia, Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay). A partire da quel giorno ha, infatti, preso avvio una progressiva eliminazione dei dazi su oltre il 91 % dei prodotti esportati dall’UE, con un risparmio che viene calcolato in diversi miliardi di euro per le imprese del Vecchio Continente.
I vantaggi immediati riguarderanno soprattutto i settori del automotive, dei macchinari, della chimica e dell’agroalimentare. L’accordo commerciale – che riguarda 700 milioni di consumatori – oltre alla rimozione delle barriere tariffarie, è destinato a creare posti di lavoro e opportunità di commercio, garantendo il rispetto delle regolamentazioni europee. Non a caso, secondo le stime della Commissione europea, entro il 2040, l’accordo può portare ad un aumento delle esportazioni europee nell’ordine del 40%.
D’altra parte, l’accordo con il Mercosur non va considerato come un caso isolato, dal momento che, nell’ultimo anno, Bruxelles ha intensificato notevolmente la chiusura di intese commerciali con numerosi altri interlocutori nel mondo, cercando, da un lato, di fare fronte alla politica dei dazi adottata dall’Amministrazione Trump e andando incontro, dall’altro, alla richiesta di molti Paesi extra comunitari, interessati a stabilire rapporti commerciali preferenziali con l’Europa.
E si tratta, in generale, di accordi che non si limitano certo alla semplice riduzione delle tariffe doganali, puntando, invece, a creare condizioni normative e strutturali più favorevoli per le esportazioni.
Per quanto concerne nello specifico il Mercosur, i nostri ostacoli principali sono venuti – come è noto – dal settore agricolo. Il Mercosur, tra i suoi membri, annovera, infatti, alcuni tra i più competitivi produttori mondiali di carni bovine, pollame, soia, zucchero ed etanolo. Di conseguenza, l’apertura del mercato europeo a questi prodotti — per quanto parziale e con quote contingentate — ha incontrato la resistenza organizzata degli agricoltori europei, i quali costituiscono una delle lobby più influenti nella politica comunitaria.
Si spiega così il fatto che Francia, Irlanda, Polonia e Austria – e cioè, i Paesi con le filiere agricole più esposte – abbiano più volte bloccato o rallentato il mandato negoziale della Commissione.
Sul versante opposto, le resistenze più rilevanti sono state, invece, quelle pervenute dai settori industriali e normativi.
Brasile e Argentina dispongono, infatti, di industrie manifatturiere — nel comparto automobilistico, elettronico e tessile — che, fino a ieri, si sono sviluppate anche grazie al riparo di barriere protettive piuttosto elevate. Pertanto, l’apertura alla concorrenza europea, sebbene graduale, rischia di colpire settori produttivi consolidati e i posti di lavoro ad essi legati.
Ma ci sono poi anche le asimmetrie normative ad alimentare altri aspetti critici, poiché gli standard europei su sicurezza alimentare, proprietà intellettuale e appalti pubblici vengono percepiti, dai Paesi aderenti al Mercosur, come barriere magari non prettamente tariffarie, ma egualmente in grado in grado di limitare l’accesso reale al mercato europeo, a prescindere dall’abbattimento dei dazi.
Va, infatti, evidenziato che , oltre alla parte strettamente commerciale, la Commissione UE ha pure negoziato e raggiunto l’intesa – con i quattro Stati latinoamericani – su un più ambizioso accordo di partenariato che, prima di entrare pienamente in vigore, necessiterà di ricevere l’approvazione unanime dei Governi e dei Parlamenti nazionali.
E a questo proposito, precisiamo che gli elementi qualificanti dell’accordo di partenariato sono rappresentati dai capitoli cosiddetti non tariffari. Si pensi, ad esempio, al capitolo dedicato al commercio e allo sviluppo sostenibile, nel quale la violazione sistematica degli impegni climatici da parte di uno dei contraenti porterebbe a determinare la sospensione delle concessioni commerciali.
L’accordo include, inoltre, anche un allegato specifico sulla deforestazione, che vincola entrambe le parti a prevenire ulteriori disboscamenti dei propri territori, adottando sistemi di monitoraggio verificabili.
Sul piano poi dei diritti dei lavoratori, le regole concordate impegnano formalmente entrambe le parti al rispetto delle convenzioni internazionali del lavoro che consistono nella libertà di associazione, nel diritto alla contrattazione collettiva, nell’eliminazione del lavoro minorile e forzato e nella non discriminazione nell’occupazione.
Tra l’altro, su tutti questi temi appena citati, occorre segnalare che le reazioni – da parte della UE e del Mercosur – sono state sostanzialmente opposte: se, infatti, in ambito europeo, le norme sono state criticate per l’assenza di sanzioni automatiche, nell’area Mercosur le stesse disposizioni sono state, invece, giudicate troppo impositive e poco rispettose delle tradizioni giuridiche latinoamericane.
Per ora, il punto di intesa che è stato raggiunto fra le parti, è quello fondato sul fatto che l’applicazione delle norme contestate si baserà ancora, essenzialmente, sull’azione diplomatica, più che su veri e propri meccanismi sanzionatori automatici. Tra le misure non tariffarie vanno pure segnalate quelle riguardanti il riconoscimento dei prodotti di origine, destinate a tutelare oltre 350 prodotti europei ed altri circa 200 provenienti dai Paesi del Mercosur.
In conclusione, nonostante le succitate perplessità, l’Europa rimane, tuttavia, un mercato straordinariamente attraente per i paesi esportatori di tutto il mondo: e, con 450 milioni di consumatori, l’Unione europea ha la forza di imporre condizioni alle proprie importazioni che nessuno stato individuale, per quanto grande, potrebbe permettersi di richiedere.
Ecco perché l’entrata in vigore provvisoria della componente commerciale dell’accordo segna, in definitiva, un passaggio storico che vede protagoniste due aree economiche che, insieme, contano oltre 700 milioni di consumatori e che oggi stanno avviando un processo di integrazione economica destinato a ridisegnare i flussi di scambio tra Europa e America Latina.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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