Economia

Dal Rapporto OXFAM, inaccettabili sperequazioni retributive

today6 Maggio, 2026

Sfondo

Dall’ultimo Rapporto pubblicato dall’OXFAM (la Confederazione Internazionale delle organizzazioni che si occupano della riduzione della fame nel mondo) e dall’ITUC ( International Trade Union Confederation) è emerso che, nel 2025, a livello globale, le remunerazioni degli amministratori delegati delle più grandi aziende del mondo sono aumentate, in media, dell’11% in termini reali, mentre il salario medio reale è cresciuto solamente dello 0,5%.

Dati globali e andamento nel tempo

L’indagine – che ha coinvolto un campione complessivo rappresentato da 1.500 aziende appartenenti a 33 Paesi diversi – ha, pertanto, rilevato che l’andamento dissonante tra i compensi del top management d’impresa e le retribuzioni dei lavoratori ha ormai raggiunto proporzioni impressionanti: basti pensare che, tra il 2019 e il 2025 – anni che hanno conosciuto momenti particolarmente difficili come l’emergenza sanitaria, la crisi energetica e il ritorno dell’inflazione – il compenso medio degli amministratori delegati è cresciuto, in termini reali, del 54%, mentre il salario medio globale si è contratto del 12%.

E – spiega il Rapporto – se, rispetto al 2019, si tiene conto della della contrazione del salario medio reale in ciascun anno tra il 2020 e il 2025, si scopre che, durante questi 6 anni presi in esame, un lavoratore medio ha sostanzialmente lavorato gratuitamente per 108 giornate a tempo pieno.

Divario estremo nei guadagni

Un ulteriore dato sorprendente – sempre su scala mondiale – è quello che, oggi, un lavoratore medio impiegherebbe ben 490 anni per guadagnare quanto ha incamerato un top manager nel 2025: anno in cui un amministratore delegato ha intascato, mediamente, 8,4 milioni di dollari tra stipendio e bonus, in aumento rispetto ai 7,6 milioni di dollari del 2024.

La situazione in Italia

Se poi spostiamo la nostra attenzione su quanto avviene nel nostro Paese, allora dobbiamo mestamente prendere atto di una situazione che appare ancora più inaccettabile rispetto alle tendenze generali.

Infatti, se alla fine dello scorso anno il nostro Paese si collocava tra i pochi Stati dell’area Ocse in cui i salari reali risultavano ancora inferiori ai livelli del 2021, più recentemente, l’Eurostat ha pure riportato che, mentre negli ultimi 20 anni il reddito reale delle famiglie europee segnava un aumento complessivo del 22% , in Italia era, invece, calato del 4,4%.

Ed a questo proposito, va anche segnalato che, negli ultimi 30 anni, Paesi come la Germania e la Francia hanno registrato aumenti dei salari medi reali nell’ordine di circa il 30%, mentre l’Italia ha riscontrato, al contrario, una riduzione tra il 2% e il 3%.

Stagnazione salariale e lavoro povero

Si legge, pertanto, nel Rapporto in questione che “la stagnazione salariale italiana si accompagna alla crescita di lungo corso della disuguaglianza retributiva e dell’incidenza del lavoro povero. Tra il 1990 e il 2018, la quota di occupati a bassa retribuzione nel settore privato è, infatti, passata dal 26,7% al 31,1%, mentre, nello stesso periodo, la quota di dipendenti privati con una paga oraria inferiore a 9 euro è salita, invece, dal 39,2% al 46,4%.

Inoltre, il ricevere bassi salari non risulta, purtroppo, essere una condizione provvisoria e di transizione verso retribuzioni migliori: tanto è vero che, dal 2009 al 2018, la quota di chi ha ricevuto una bassa retribuzione – per almeno 7 anni su 10 – ammontava al 42% (mentre era al 36,1% nel decennio 1990-1999 e del 39% tra il 2000 e il 2009)”.

Rapporto OXFAM: considerazioni finali 

Gli Autori del Rapporto, nel commentare sia i dati globali, che quelli italiani, sottolineano come non sia facile rimanere indifferenti, in presenza di un sistema economico in cui la ricchezza è sempre più abbondantemente ricompensata, mentre centinaia di migliaia di lavoratori – spesso intrappolati in occupazioni precarie, sottopagate e insicure – si vedono costretti a “un’esistenza difficilmente qualificabile come libera e dignitosa”.

Alcune tra le teorie economiche più diffuse avevano promesso l’avanzamento economico per tutti ed un benessere più equamente diffuso, ma, alla prova dei fatti, si sono poi, invece, rivelate delle pie illusioni che hanno portato a una concentrazione di ricchezza senza precedenti e ad uno “strabordante potere politico nelle mani di pochi che lo esercitano a tutela dei propri privilegi”.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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