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Fisco e pignoramento: Grazie al rafforzamento dei controlli digitali e all’accesso sempre più rapido ai dati finanziari, l’Agenzia delle Entrate e Riscossione sta razionalizzando e velocizzando le procedure di recupero crediti, compresi i pignoramenti dei conti correnti.
E stiamo parlando di uno strumento – quale è, appunto, il pignoramento – che è in grado di limitare l’utilizzo delle somme depositate in banca e determinare, quindi, conseguenze immediate e penalizzanti sulla gestione delle spese quotidiane, delle attività professionali e, più in generale, anche degli impegni economici familiari.
Negli ultimi mesi l’apprensione su questo argomento è cresciuta soprattutto tra lavoratori autonomi, imprese e cittadini – soprattutto se con vecchie pendenze fiscali ancora aperte – che avvertono il timore di ritrovarsi improvvisamente con il conto corrente vincolato a causa di una procedura esecutiva promossa dal Fisco.
E la cosa non coinvolge solamente grandi debitori o aziende in crisi, ma anche cittadini comuni che, nel tempo, hanno accumulato debiti con l’erario connessi ai più svariati tributi.
Il pignoramento del conto corrente rappresenta uno degli strumenti previsti dalla legge per il recupero forzato dei crediti fiscali e la sua procedura può avere inizio quando il contribuente non salda, entro i termini previsti, cartelle esattoriali, avvisi di pagamento o altri debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Tuttavia, prima di arrivare all’ estrema conseguenza di un’azione esecutiva, esiste pur sempre un iter formale ben preciso. Pertanto, il contribuente deve, innanzitutto, ricevere comunicazioni ufficiali che gli indichino l’importo dovuto e i tempi entro i quali procedere al pagamento o richiedere eventuali forme di rateizzazione.
Se però la posizione permane irregolare, ecco che allora l’ente di riscossione può notificare direttamente alla banca l’atto di pignoramento. Ed a quel punto, scatta per l’istituto di credito l’obbligo di vincolare le somme presenti sul conto fino alla concorrenza dell’importo richiesto.
Di solito, il correntista viene a conoscenza della nuova situazione nel momento in cui prova a effettuare un bonifico, un pagamento elettronico o un prelievo e scopre che le disponibilità risultano parzialmente indisponibili.
Va anche detto che, rispetto al passato, oggi i sistemi telematici consentono alle procedure di essere molto più rapide, mettendo così il Fisco nella condizione di poter individuare con esattezza i rapporti bancari intestati ai contribuenti morosi.
L’incrocio automatico delle informazioni finanziarie ha, infatti, accorciato notevolmente i tempi necessari per avviare le azioni di recupero.
A tutela dei contribuenti, sono, comunque, previsti alcuni limiti che l’amministrazione finanziaria è tenuta ad osservare: infatti, stipendi e pensioni accreditati sul conto corrente non possono essere pignorati integralmente e fruiscono, pertanto, di specifiche protezioni.
Come si è detto, l’accelerazione delle procedure fiscali è strettamente collegata alla digitalizzazione del sistema tributario, che si avvale, oggi, di banche dati integrate e strumenti informatici avanzati che permettono di controllare – in tempi molto più veloci rispetto al passato – tutte le situazioni relative ai rapporti bancari.
L’obbiettivo dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione è, naturalmente, quello di recuperare, in maniera più efficiente i crediti non riscossi, riducendo così il numero delle posizioni rimaste aperte da anni.
Ed a questo proposito, occorre ricordare che, in passato, molte pratiche rimanevano sospese troppo a lungo prima di sfociare in una concreta azione esecutiva.
Si sta, quindi, sempre più delineando uno scenario caratterizzato da un’aumentata pressione su quei contribuenti che abbiano saltato il pagamento delle cartelle oppure ignorato le comunicazioni ricevute.
Tra l’altro, anche il quadro economico, delineatosi negli ultimi anni, ha contribuito non poco all’aumento delle situazioni debitorie.
Infatti, tra inflazione, rincari energetici e difficoltà di liquidità, molti cittadini ed imprese si sono visti costretti rinviare nel tempo i pagamenti fiscali e contributivi, andando così a creare un enorme accumulo di arretrati che oggi torna, appunto, al centro delle attività di riscossione.
Esiste, tuttavia, una via maestra per evitare il pignoramento del conto corrente ed è quella di intervenire prima che la procedura esecutiva prenda il suo corso.
E ci riferiamo, in particolare, allo strumento della rateizzazione del debito: certamente il più utilizzato dai contribuenti che non riescono a sostenere il pagamento immediato dell’intera somma.
Questo perché, se il piano di dilazione viene accolto e le rate vengono versate regolarmente, l’Agenzia delle Entrate e Riscossione, di solito, sospende le sue procedure esecutive.
In tal modo, viene, quindi, concesso al beneficiario di mantenere i propri conti operativi e di riuscire, dunque, a gestire il debito in maniera più sostenibile nel tempo.
Un altro aspetto che il contribuente non deve assolutamente trascurare è quello di verificare la correttezza delle richieste fiscali che ha ricevuto.
In alcuni casi, possono, infatti, sussistere degli errori nella determinazione degl importi, oppure irregolarità di notifica o altre situazioni di prescrizione.
Conviene sempre, quindi, affidarsi – prima di prendere una qualsiasi decisione – a professionisti qualificati per controllare la documentazione ricevuta e valutare eventuali strumenti di tutela.
In conclusione, deve essere, ad ogni modo, ben chiaro che spesso è la tempestività a fare la differenza ed a rappresentare l’elemento decisivo per evitare di incorrere in procedure esecutive.
Infatti, ignorare avvisi o comunicazioni ufficiali da parte del Fisco, riduce pericolosamente il margine di intervento ed accresce, per contro, il rischio di arrivare a subire un pignoramento del conto corrente Meglio, dunque, affrontare subito la situazione, in maniera tale da evitare tutte le più sgradevoli conseguenze.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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