Economia

I costi del carburante al di là del “price cap”

today5 Ottobre, 2026

Sfondo

Caro carburante: Nonostante ENI e altre compagnie petrolifere abbiano stabilito di fissare – almeno per il mese di ottobre – un tetto ai prezzi di benzina e diesel, il conto che gli Italiani dovranno, comunque, pagare si delinea come notevolmente alto. Infatti, rispetto allo stesso mese del 2025, le famiglie e le imprese italiane spenderanno complessivamente 1,1 miliardi di euro in più.

A rivelarlo è la consueta analisi settimanale pubblicata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, secondo la quale a dover sopportare le situazioni più gravose saranno le grandi aree metropolitane del Paese, con Roma in testa (+68,5 milioni di euro), seguita da Milano (+49,5), Napoli (+39,6), Brescia (+31,2), Torino (+27,8) e Bari (+25,6).

Il confronto sui prezzi di benzina e diesel

A fare i calcoli è stato, appunto, l’Ufficio Studi della CGIA che ha messo a confronto i prezzi medi della verde e del gasolio per autotrazione pagati nel 2025 con quelli stimati per il 2026. In sostanza, ipotizzando che anche quest’anno si consumi la stessa quantità di carburante del 2025, lo sconto temporaneo concesso in questi giorni da svariate compagnie petrolifere presenti in Italia, attenua di poco i rincari totali che restano, pertanto assai pesanti per tutti gli utenti.

Questo perché, dall’inizio del conflitto mediorientale ad oggi, il prezzo medio alla pompa della verde è salito del 29,1 %, mentre quello del gasolio per autotrazione addirittura del 36,6 %.

Le tensioni geopolitiche

Finché la guerra tra USA e Iran non si concluderà, è difficile – spiegano gli analisti mestrini – immaginare che i prezzi alla pompa tornino ai livelli precedenti alla crisi. Pertanto, le tensioni sulle forniture, l’incertezza sulle rotte del greggio e la volatilità dei mercati energetici continueranno, inevitabilmente, a ripercuotersi sul prezzo di benzina e diesel.

Il peso sui pendolari

E a pagarne un prezzo paricolarmente alto sono i pendolari, specialmente quelli che vivono in aree poco servite dal trasporto pubblico e per cui l’auto è l’unica alternativa reale per raggiungere il posto di lavoro.

Per molte famiglie la spesa per il carburante è, quindi, divenuta una voce fissa e opprimente, che erode il potere d’acquisto e le obbliga a rinunciare ad altri consumi.

Le difficoltà per le imprese

Ma ancora più in difficoltà risultano essere le imprese: ed a questo proposito, basti pensare agli autotrasportatori, agli agricoltori, ai pescatori, ai taxisti ed alle piccole aziende di servizi che vedono crescere i loro costi di gestione, spesso senza la possibilità di scaricarli sui clienti.

Pertanto – si chiede la CGIA – in attesa che qualcosa cambi a livello geopolitico, dove sarà possibile recuperare le risorse necessarie per fronteggiare questa ondata di aumenti?

Le possibili soluzioni

In linea di massima, l’analisi dell’Associazione degli artigiani veneti – indica un paio di soluzioni. La prima sarebbe quella di mitigare i prezzi con ulteriori tagli delle accise.

Nel 2026, al netto degli interessi, la spesa pubblica del nostro Paese toccherà il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro: ed una contrazione anche solo dell’1% libererebbe quasi 11 miliardi di euro, ossia di risorse che potrebbero essere destinate a contenere gli aumenti dei prezzi di benzina, diesel e – in vista del prossimo inverno – pure quelli di luce e gas. Anche se è pur sempre vero che una parte consistente di queste uscite è già stata impegnata.

Tagliare sprechi e agevolazioni fiscali

Tuttavia, esistono ancora capitoli di bilancio sui quali – sempre secondo la CGIA – sarebbe possibile intervenire, tagliando sprechi, sperperi e inefficienze. Ad esempio, va ricordato che gli Italiani beneficiano ogni anno di ben 130 miliardi di euro di agevolazioni fiscali tra deduzioni e detrazioni. Di conseguenza, considerata la situazione di emergenza che il Paese sta attraversando, non sarebbe il caso di procedere – sia pure attraverso un’attenta razionalizzazione di tali benefici – a recuperare una decina di miliardi di euro da destinare al contrasto del caro carburante?

Il ruolo dell’Unione europea

Altra soluzione eventualmente praticabile potrebbe essere quella di andare a reperire le risorse necessarie per alleggerire il peso del caro carburante, cercando di scuotere l’immobilismo della UE, rimasta finora apparentemente imperturbabile dinanzi alla crescita continua dei prezzi di benzina e diesel. Eppure Bruxelles, quando ebbe inizio, nel 2022, lo scontro tra Russia e Ucraina, non ebbe esitazioni nel concedere ai Paesi membri la possibilità di superare i vincoli di bilancio per compensare, almeno in parte, i rincari del gas. Lo stesso atteggiamento di apertura potrebbe, quindi, essere rinnovato nelle attuali circostanze.

Il rischio di aumentare il debito

Certo, gli analisti mestrini sono ben consapevoli che, in entrambi i casi, si tratterebbe di scelte tutt’altro che ottimali, poiché aumentando il debito si finisce poi sempre per scaricare il problema sulle generazioni future, senza risolverlo strutturalmente. D’altra parte però, si darebbe un po’ di ossigeno a tanti automobilisti e ad altrettante attività economiche, che devono, assolutamente, recuperare un minimo di liquidità se vogliono, comunque, continuare a tirare avanti…

L’aggravio previsto nel 2026

In conclusione, l’Ufficio Studi della CGIA, in tema di carburanti, prevede, per il 2026, un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento.

In sintesi

  • Il caro carburante costerà agli italiani 13,6 miliardi di euro in più nel 2026 rispetto al 2025, con un incremento del 20,4%.
  • Benzina e diesel sono aumentati rispettivamente del 29,1% e del 36,6% dall’inizio del conflitto mediorientale.
  • Le città metropolitane più colpite sono Roma, Milano, Napoli, Brescia, Torino e Bari, con Roma in testa per l’aggravio stimato.
  • Tra le possibili soluzioni indicate dalla CGIA ci sono tagli alle accise, razionalizzazione delle agevolazioni fiscali e maggiore flessibilità dei vincoli di bilancio Ue.

FAQ

Quanto aumenterà la spesa per il carburante nel 2026?
Secondo la CGIA, l’aggravio complessivo sarà di circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025.

Quali sono le possibili soluzioni al caro carburante?
La CGIA indica ulteriori tagli alle accise, il recupero di risorse attraverso la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali e un possibile intervento a livello europeo.

 

Scritto da: Ferruccio Bovio

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