“Di fronte a uno shock energetico come quello che si sta delineando, Europa e Italia devono fare di più. Ogni volta che affrontiamo queste crisi pensiamo sempre che non abbiamo fatto i compiti a casa: non abbiamo ancora costruito il mercato unico dell’energia e siamo ancora indietro, specialmente in Italia, sull’installazione di impianti rinnovabili”. Così Maurizio Tarquini, direttore generale di Confindustria, intervenendo a “Next Economy” condotto da Manuela Donghi su Giornale Radio, commentando gli effetti della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente e alle nuove previsioni del Centro Studi Confindustria, che nello scenario peggiore indicano un possibile calo del PIL 2026 fino a -0,7%.
Secondo Tarquini, in caso di prolungamento della crisi servono misure straordinarie: “Se il contesto resta questo ancora per qualche settimana bisogna essere pronti a sospendere il patto di stabilità. Dobbiamo allentare quel vincolo e consentire di sostenere l’aumento dei prezzi dell’energia, evitando allo stesso tempo un rialzo dei tassi di interesse che deprimerebbe ancora di più il mercato”.
Il direttore generale di Confindustria sottolinea anche la necessità di accelerare sugli investimenti: “Dobbiamo pensare a velocizzare gli investimenti in impianti fotovoltaici. Tra il 2022 e oggi la Spagna è passata dal 42% al 60% di energie rinnovabili, la Germania dal 44% al 54%, mentre noi siamo passati solo dal 38% al 40%. Noi che abbiamo più bisogno di tutti siamo rimasti più indietro”.
Tarquini evidenzia poi i limiti della governance europea: “L’Europa dovrebbe perdere un po’ di egoismo perché siamo tutti insieme a competere col mondo ma abbiamo ancora troppa voglia di competere fra di noi. Questo ci ritarda. La Spagna produce tanta energia, spesso la butta perché ce l’ha in eccesso, ma non riusciamo a costruire collegamenti perché altri Paesi vogliono vendere la loro energia: sono gli egoismi che ci bloccano”.
Accanto alle responsabilità europee, il direttore generale di Confindustria richiama anche quelle italiane: “L’Italia deve fare pace con sé stessa. Non possiamo dire che vogliamo l’energia rinnovabile e poi non è possibile installarla da nessuna parte. Se non lo facciamo restiamo indietro e diventiamo meno competitivi anche rispetto agli altri Paesi europei”.
Secondo Tarquini, il nodo è anche culturale e strutturale: “In Italia quando dobbiamo fare interventi strutturali spesso diciamo ‘aspettiamo’, e poi ci troviamo in situazioni di emergenza. Serve invece una strategia che favorisca la crescita delle imprese, la semplificazione e una maggiore fiducia verso il sistema produttivo”.
Il direttore generale di Confindustria richiama infine la necessità di prepararsi allo scenario peggiore: “Calo del PIL fino a -0,7%? Non è una previsione in senso stretto, è quello che accade qualora non facessimo niente. Dobbiamo prepararci come se la guerra durasse fino a dicembre, poi se non serve meglio, ma dobbiamo essere pronti”.
Commenti post (0)