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Oggi, lunedì 9 marzo – santa Francesca Romana – il sole sorge a Roma alle 6,30 e tramonta alle 18,06. A Milano sorge, invece, alle 6,46 e tramonta alle 18,19.
A Napoli sono banditi i baci in pubblico. Per i contravventori è prevista la pena di morte.
Trionfa, al Teatro alla Scala di Milano, la prima del Nabucco di Giuseppe Verdi.
Nasce a Milano l’Inter: l’unica squadra ad essere presente in tutti i campionati di Serie A a girone unico, a partire dalla sua introduzione, avvenuta nella stagione 1929-1930.
Al Salone dell’automobile di Ginevra viene presentata, per la prima volta, la FIAT 600 che, con una velocità massima di 95 km/h ed un prezzo popolare di 590.000 lire (circa 7mila euro odierni), diventerà presto un bene di consumo di massa, con oltre 2 milioni e mezzo di esemplari venduti fino al 1969.
Arriva nei negozi la bambola “Barbie”, il cui nome completo è Barbara Millicent Roberts: è alta 29 cm, ha capelli biondi o scuri legati con una lunga coda, occhi azzurri e un corpo da donna. Il costo della versione base è di 3 dollari, mentre ne occorrono altri cinque per vestirla e per il kit guardaroba.
Svetlana Stalin, figlia del leader sovietico, chiede asilo politico agli Stati Uniti.
Compie oggi 71 anni l’attrice romana Ornella Muti, la cui carriera inizia a soli quattordici anni e mezzo, quando il regista Damiano Damiani la vuole per interpretare la parte dell’eroina dannunziana nel film Il piacere. È l’inizio di una lunga sequenza di successi che la vedranno protagonista di oltre settanta pellicole, sia in Italia che all’estero.
Fin da subito, Ornella Muti si afferma come una vera e propria icona della bellezza femminile italiana. Tra le sue interpretazioni più significative: Romanzo Popolare di Mario Monicelli (1974), La stanza del vescovo e Primo amore di Dino Risi, e L’ultima donna di Marco Ferreri. Negli anni ’80 passa al genere della Commedia all’italiana, lavorando accanto a Celentano, Pozzetto e Carlo Verdone, sotto la cui regia vincerà, nel 1987, il Nastro d’argento per il film Io e mia sorella.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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