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today13 Luglio, 2026

Aurora Quattrocchi è un folletto
pieno di energie. I suoi 83 anni, segnati sulla carta
d’identità, sono solo una pura formalità burocratica. Passa da
un impegno lavorativo all’altro, da un riconoscimento all’altro
(l’ultimo, ma solo in ordine di tempo è stato il Premio Troisi
ricevuto a Salina), con l’allegria e l’entusiasmo di una
ragazzina.
Rory, come viene affettuosamente chiamata da amici e parenti,
David di Donatello come migliore attrice protagonista per il
film Gioia Mia, sta vivendo un momento d’oro. “Se io sono la
donna dell’anno, siamo messi bene… – ironizza l’artista
siciliana -. Ormai si ripropongono tutte le cose vecchie: vecchi
programmi tv, vecchi film. E quindi anche io che ‘sugnu’ bella
vecchia”.
Alle spalle Rory ha una vita intera passata sulle assi dei
teatri d’Italia e quasi 40 anni di cinema (l’esordio grazie a
Marco Risi nel 1989 con Mery per Sempre), ma sembra che solo ora
ci si sia accorti di lei. “No, no… Non parliamo di queste
storie di poco, di troppo, di tempi. A me il tempo non
interessa. È giusto tutto quello che ci accade, nei momenti in
cui ci accade. Io me lo ripeto da sempre e non ho avuto bisogno
di diventare vecchia per saperlo: le cose accadono quando devono
accadere”.
Come il cinema, che le ha dato grandi soddisfazioni, ma non
era nei programmi. “Se non fosse stato per Risi, non avrei fatto
nessun passo in questa direzione. Non avevo tutta questa smania
di fare il cinema. Non sapevo neanche come si facesse. E quando
ero sul set di Mery per Sempre, Risi mi diceva: ‘Aurora non
recitare, non fare facce’. Non sapevo che al cinema non si
dovesse recitare. Se non fosse stato per lui, non avrei saputo
che è una cosa bellissima, che ti gratifica tanto quanto il
teatro”. Dopo Risi, arrivarono Tornatore, Giordana, Crialese,
Andò.
Sui progetti che ha in ballo preferisce mantenere il riserbo,
ma qualcosa che avrebbe voluto fare lo rivela: “un bel musical,
perché io amo cantare e ho sempre cantato, ma ormai non è più
tempo. La nonnina che fa i musical ce la risparmiamo”. L’unico
rimpianto è non aver lavorato con Marco Bellocchio: “Mi chiamò
per Il Traditore, ma poi non se ne fece nulla. Comunque se
qualche regista buono, bravo, bello mi vuole io sono qua. Basta
che mi facciano lavorare”.
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