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Radio Italia Network
today30 Aprile, 2026

(di Alessandro Logroscino)
È di Banksy la grande statua di
resina spuntata nelle ultime ore dal nulla nel cuore della
Londra vittoriana, a Waterloo Place, con la “firma” dello
sfuggente street artist di Bristol tracciata sul basamento. La
conferma è arrivata dai canali online a lui legati, mentre
l’installazione – completata mercoledì con il favore della notte
– è già diventata meta di attrazione e grande curiosità, in
attesa che le autorità decidano come e dove rimuoverla.
L’opera sembra fare il verso allo stile monumentale delle
statue vicine dedicate a re Edoardo VII (figlio e successore
della regina Vittoria) e della benefattrice Florence
Nightingale; o dell’adiacente memoriale ai caduti della guerra
ottocentesca di Crimea. E appare a critici ed esperti uno
sberleffo al retaggio imperiale britannico, come anche a certi
rigurgiti di orgoglio nazionalista od occidentalista
contemporanei. Mostra un uomo in abiti moderni, in giacca e
cravatta, il quale cammina impettito sventolando una bandiera
che gli copre il volto: accecato dal suo stesso patriottismo,
evidentemente, e quindi con un piede già nel ‘baratro’ oltre il
piedistallo. L’effetto è assicurato.
Si tratta del primo ritorno sulla scena per l’artista
britannico, noto in genere per i graffiti murali tracciati
‘clandestinamente’ nei luoghi più disparati (nel Regno Unito e
altrove nel mondo) da quando nei mesi scorsi un’inchiesta
giornalistica della Reuters sembra aver confermato la sua
misteriosa – e mai riconosciuta – identità come quella presunta
di Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973.
Il segno di una sfida rinnovata secondo James Peak, creatore
per la Bbc di un podcast che ha trasmesso la serie ‘The Banksy
Story’. Le sue iniziative artistiche “sono sempre una campagna”,
una sollecitazione alla gente a riflettere e magari a
mobilitarsi, commenta Peak, sottolineando l’idea “brillante”
d’innalzare nel sancta sanctorum di quella che fu una capitale
imperiale la figura di “un uomo di potere con una bandiera che
oscura completamente la sua vista, avviandolo verso la caduta
dal piedistallo”.
“La posizione scelta è assolutamente un colpo da ko”,
prosegue l’esperto, che interpreta l’operazione alla stregua di
una denuncia “della storia imperialistica della Gran Bretagna,
piena di conquiste e rapine frutto di quel nazionalismo estremo
che Banksy aborrisce totalmente”.
Resta la domanda su come il writer di Bristol “sia riuscito a
fare tutto questo, a tirar su un’installazione massiccia” in
poche ore, sfuggendo fulmineamente ai “dispositivi di sicurezza”
disseminati nel centro di Londra. Ma in fondo poco importa,
chiosa Peak. È solo la conferma che Banksy, si chiami Robin
Gunningham o come si voglia, resta per ora inafferrabile dietro
la sua arte.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Scritto da: Redazione
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