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Barbera, ‘una sola donna in concorso a Venezia, minimo storico negli ultimi anni’

today23 Luglio, 2026

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Alla Mostra di Venezia dell’anno
scorso le cineaste in gara per il Leone d’Oro erano tre,
Kaouther Ben Hania, Shu Qi e Valérie Donzelli. Quest’anno invece
alla 83/a edizione (2-12 settembre) ci sarà una sola regista tra
i 20 titoli nel concorso, la danese-egiziana May el-Toukhy (già
premiata al Sundance nel 2019) con Woman Unknown. “Siamo stati
noi i primi a essere colpiti da questo esito. Abbiamo sperato
fino all’ultimo, disperatamente, scusate il gioco di parole, di
trovare film al femminile di qualità adeguata da poter competere
all’interno del concorso principale. Ce n’è uno solo, è il
minimo storico di questi ultimi anni” ha commentato il direttore
della Mostra Alberto Barbera rispondendo ai giornalisti dopo la
presentazione della edizione 2026.

   
“La Mostra del Cinema di Venezia è stato il festival
internazionale che ha premiato, dal 2020 in poi, il maggior
numero di film realizzati da donne – sottolinea -. Più di
Cannes, più di Berlino, più di altri. Quindi, certamente non
possiamo essere accusati di essere disattenti al problema di
genere o distratti rispetto all’esigenza di valorizzare la
creatività femminile. Alla guida delle tre giurie principali di
Venezia di quest’anno ci sono tre donne” ricorda. Inoltre “le
donne sono ampiamente rappresentate anche nelle altre sezioni
del festival, in misura massiccia nei cortometraggi, in misura
sostanziale in Venice Immersive, ma in misura significativa
anche in Orizzonti. Il fatto è che noi, come ripeto ogni anno,
siamo l’ultimo anello di una catena che parte molto prima”
sottolinea.

   
“Non siamo noi che gestiamo le scelte produttive, non
decidiamo i budget da mettere a disposizione delle registe. Noi
riceviamo i film. Quest’anno la percentuale di film realizzati
da donne sottoposti alla selezione di lungometraggi di finzione,
alla Mostra del Cinema, era minore del solito. Intorno al 24%,
i dati li trovate in cartella stampa, rispetto al quasi 30%
dell’anno scorso. Una diminuzione inquietante – riflette -,
visto che invece da alcuni anni tendeva a crescere il numero
delle donne registe. Che cosa è successo? Non ve lo so dire”.

   
Barbera crede “che sia anche difficile capire perché ci sia una
percentuale così ridotta di donne registe attive oggi. Noi
abbiamo ricevuto meno titoli, la qualità ci è sembrata in molti
casi non adeguata. Abbiamo accettato il fatto che ci fosse un
solo film nel concorso principale. Mi auguro che la nostra
storia, almeno quella di questi ultimi anni, sia a dimostrare
che da parte nostra non c’è nessun tipo di pregiudizio. Avremmo
fatto di tutto per avere più donne nel concorso principale, ma
senza venire meno al criterio fondamentale che è quello della
qualità. Noi non scegliamo i film in base al genere delle
registe e dei registi, ma in base alla qualità dei film stessi,
è il nostro unico criterio”.

   

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