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Radio Italia Network
today17 Luglio, 2026

“Sono pronto a governare” e
promuovere una politica di “cambiamento” nel Regno Unito, dopo
“40 anni di neoliberalismo che non sono stati gentili” verso
tanta persone e fasce sociali. Lo ha detto Andy Burnham, neo
proclamato leader del Labour al posto di Keir Starmer e premier
britannico entrante. “E’ la nostra ultima chance di cambiare”,
ha detto. Ha quindi rivendicato di non voler inseguire i temi
sbandierati dalla destra rampante e da Reform Uk, il partito
trumpiano di Nigel Farage. E ha inoltre invocato l’unità del
Labour contro “il frazionismo’, ricordando di aver sostenuto
“tutti i leader del partito” nella sua vita politica.
Indiscutibilmente capace di trasmettere più calore umano e più
capacità di trascinare la platea di Starmer, Andy Burnham ha
cercato di esprimere nel suo discorso una prospettiva di novità
e di discontinuità nella proposta politica di un partito in
crisi di consensi, ma anche di ecumenismo unitario.
Ha parlato dell’impegno a riportare il Labour “fra le
gente”, con lui stesso in prima fila, e di “restituire la
speranza ai cuori” dei britannici. Ha poi rinnovato gli impegni
su un vasto decentramento, su una maggiore equità sociale e
territoriale, sul rilancio di una crescita estesa a “tutti i
distretti postali” dell’isola.
Nello stesso tempo ha detto di voler essere il premier “del
nord, del sud, dell’est e dell’ovest” dell’Inghilterra, senza
eccezioni, come pure “del Galles, della Scozia e dell’Irlanda
del Nord”. Mentre ha evocato un ruolo pubblico più forte
nell’economia, dicendosi fiero del sostegno ottenuto “dai
sindacati e da tutto il nostro movimento socialista”, non senza
aggiungere di voler essere anche “amico del business”: come ha
dimostrato negli anni da sindaco di Manchester attirando
investimenti privati per il rilancio di quell’area
metropolitana.
Quanto alle correnti del partito, ha assicurato che
saranno rappresentate “tutte nel governo” rinnovato cui si
appresta a dar vita la settimana prossima.
Primo leader del Paese nato cattolico e primo laureato a
Cambridge, dopo una sfilza prevalente di inquilini di Downing
Street ex alunni di Oxford, ha toccato infine, col suo familiare
accento inglese del nord, anche corde personali: parlando, tra
accenni di commozione, del suo “lungo cammino politico” verso
una leadership mancata più volte in passato, ammettendo di aver
fatto errori, ma affermando di aver sempre “dato tutto” se
stesso per il partito e di voler continuare a farlo per il
Paese. Riferimenti non sono mancati a Starmer (assente, ma
ringraziato con l’onore delle armi), a veterani del Labour
presenti come lord Neil Kinnock, a suoi alleati di vario
orientamento seduti in prima fila come il sindaco radicale di
Liverpool, Steve Rotheram, o quello più moderato di Londra,
Sadiq Khan, designato ieri per un seggio alla Camera dei Lord.
Ha infine lasciato la sala fra le ovazioni dei compagni,
dopo aver accennato qualche passo a ritmo di musica,
abbracciando la sua riservatissima moglie Marie-France van Heel:
compagna di vita olandese fin dal tempo dei comuni studi
universitari a Cambridge.
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