Breaking News

Cantare amantis est, Riccardo Muti dirige il coro d’Italia

today30 Maggio, 2026

Sfondo
d733617f3c7861a3467290a522440fc8

«Quando ripenso alla prima edizione
di “Cantare amantis est”, alle oltre tremila voci che di fronte
a me dopo poche semplici indicazioni hanno saputo trovare
insieme un unico modo di sentire, amalgamando naturalmente il
suono nell’attacco del “Va pensiero”, ricordo di aver vissuto
una magia che ancora non riesco a spiegarmi». Riccardo Muti
nell’attesa di salire nuovamente sul palcoscenico per dirigere
le migliaia di coristi – in questa seconda edizione che si tiene
tra pochi giorni, 1 e 2 giugno al Pala de André di Ravenna,
hanno superato i 3.500, provenienti da tutte le regioni d’Italia
– riflette su come la risposta di tante persone, coristi
professionali ma soprattutto tantissimi amatoriali, «abbia
dimostrato la presenza nel nostro Paese di un humus fecondo, di
una naturale disponibilità al canto corale: anche in chi non ha
avuto la possibilità di approfondire studi musicali emerge il
bisogno urgente di esprimersi con una certa nobiltà esecutiva,
di cogliere e capire il fraseggio, un bisogno profondo al quale
si è prestata sempre troppo poca attenzione, sia nell’educazione
musicale a scuola, sia nei media».

   
E torna anche a riflettere sul significato profondo delle
parole di Sant’Agostino e sul valore che la musica può assumere
nella società. «Perché appunto il cantare insieme, come il
suonare insieme, è proprio di “colui che ama”, di chi coltiva il
senso dell’amore, di chi si unisce nel segno superiore
dell’armonia e della bellezza, perseguendo il bene comune».

   
Quello stesso bene comune che, con la pace e la libertà, era
l’obiettivo della vita intera di Don Giovanni Minzoni, il
cappellano martire della violenza fascista morto nel 1923 a cui
queste intense giornate sono dedicate.

   
Del resto, il linguaggio universale della musica – Muti lo ha
sostenuto più e più volte – riesce a superare differenze e
contrasti che talvolta possono apparire insanabili: di cultura e
di religione. Dunque, riunire sotto uno stesso gesto migliaia di
persone, in un tempo come questo, segnato da conflitti e
rivolgimenti epocali, non può che assumere un intenso
significato, di pace e di speranza. Non a caso, le pagine scelte
dal maestro per “istruire” il monumentale coro sono ispirate a
un senso profondo di spiritualità. A partire dal primo brano in
programma, l’Ave Verum Corpus di Mozart: «sarà una grande
emozione sentire risuonare questo piccolo mottetto, concepito
per un gruppo ristretto, da un coro tanto imponente: in fondo è
una preghiera profondissima ed esprimerne il senso non dipende
dal numero di esecutori, tanto meno da questioni non sempre
verificabili di prassi “storicamente informate”, piuttosto
dipende dallo stile che gli è “proprio” e che è necessario
rispettare». Nelle sessioni di studio in cui si articola questa
eccezionale “masterclass” si passerà poi a “Casta diva”, dalla
Norma di Bellini, banco di prova fondamentale per lavorare su
quel «legato che è tipico della lingua italiana e della melodia
che da essa scaturisce». Per arrivare al coro a cappella che
nella Messa da Requiem di Verdi interagisce con il soprano, e
infine al Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito. In un
percorso che quindi, sempre nelle parole di Muti, «dalla pagina
più eterea, ispirata come dal cielo, si arriva a quella più
sanguigna e piena di fervore e fuoco sacro».

   
La voce di soprano che si unirà al coro sarà quella di Maria
Grazia Schiavo, mentre al pianoforte siederà Davide Cavalli.

   
Lunedì 1 giugno la sessione di studio inizierà alle 15, mentre
martedì 2 giugno sono in programma due sessioni, alle 10.30 e
alle 15.30. Tutte le sessioni sono aperte anche al pubblico
(posto unico numerato 10 Euro; under 18 5 Euro).

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Scritto da: Redazione

Commenti post (0)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *