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today29 Luglio, 2026

“Se l’articolo 3 della Costituzione
assicura il principio di uguaglianza sostanziale, i bilanci dei
comuni italiani e i dati sulla spesa sociale raccontano un’altra
storia: un sistema eccessivamente basato solo sulle risorse
proprie degli enti locali, che sta allargando la forbice delle
diseguaglianze nel Paese, lasciando indietro chi ha più bisogno
di protezione: non solo persone povere, marginalizzate,
disabili, anziane, non autosufficienti, migranti, minori e
famiglie fragili, ma sempre più spesso anche chi ha bisogno di
lavorare per vivere e un lavoro lo ha”.
Così la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi a
commento di quanto emerso dal report su “La spesa dei comuni per
i servizi sociali” dell’Area Stato Sociale e Diritti della Cgil
nazionale, realizzato elaborando gli ultimi dati Istat.
Nel 2022 la spesa dei comuni per i servizi sociali e
socio-educativi è stata di 8,9 miliardi di euro, a cui si
aggiungono 1,2 miliardi di euro rimborsati dal Servizio
Sanitario Nazionale e 812 milioni di compartecipazione degli
utenti, per un totale di 10,9 miliardi di euro di risorse
impegnate. Si tratta mediamente di 150 euro per abitante, con
ampi e rilevanti divari tra le diverse realtà territoriali del
Paese: si va da una spesa media per abitante di 607 euro nella
PA di Bolzano a soli 18 euro medi nei comuni della provincia di
Vibo Valentia.
La Cgil spiega che la principale fonte di finanziamento della
spesa per interventi e servizi sociali è rappresentata dalle
risorse proprie dei comuni, che rappresentano la metà delle
risorse complessive, a cui si aggiungono risorse regionali,
nazionali o dall’Ue.
Per quanto riguarda i destinatari di tale spesa, in totale
8,9 milioni, la parte più rilevante è destinata a famiglie e
minori, 2,7 milioni di utenti cui vanno, al netto della
compartecipazione di utenti e SSN, 3,3 miliardi di euro, di cui
quasi la metà destinata ad asili nido e servizi educativi.
Seguono 2,4 miliardi per le persone con disabilità (con 883 mila
utenti), 1,3 miliardi per le persone anziane (1,5 milioni di
utenti), 800 milioni di euro per il contrasto della povertà e
per il disagio degli adulti (1,4 milioni di utenti), 452 milioni
per interventi e servizi sociali per migranti (445 mila utenti),
27 milioni per l’area delle dipendenze (99 mila utenti) e 528
milioni di euro per altro.
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