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Radio Italia Network
today26 Agosto, 2026
(di Francesca Pierleoni)
A 40 anni da Chernobyl, “vediamo i
russi bombardare le aree con le centrali nucleari in Ucraina,
compresa quella del disastro. Penso che comprendano fin troppo
bene il pericolo, è per questo che lo stanno facendo. Vogliono
terrorizzare la popolazione ucraina, le persone in tutto il
mondo: vogliono far rivivere la paura che è stata creata dal
disastro del 1986”. Lo dice all’ANSA il giornalista e scrittore
Adam Higginbotham, uno degli esperti al centro di Chernobyl:
Inside the Meltdown, la docuserie diretta da Tom Cook e Erica
Jenkin in quattro puntate di National Geographic appena arrivata
su Disney+.
Un racconto scandito da nuove testimonianze, straordinarie
immagini d’archivio, ricostruzione dei fatti, retroscena, bugie,
coperture e verità, dell’incidente nucleare avvenuto il 26
aprile 1986 con l’esplosione del reattore 4 della centrale in
Ucraina.
Una catastrofe che rilasciò nell’atmosfera una quantità di
radiazioni 400 volte superiore a quella della bomba di
Hiroshima. La docuserie ritorna a quanto accaduto partendo dai
sopravvissuti che raccontano le prime 24 ore dall’incidente, con
i vigili del fuoco che accorrono sul posto, ignari dei livelli
letali di radiazioni e le autorità sovietiche da subito
impegnate nell’insabbiare il disastro mentre una nube
radioattiva inizia a diffondersi. Il mondo si sveglia di fronte
a un terrificante disastro globale, mentre i piloti di
elicottero tentano di spegnere un incendio nel nocciolo del
reattore, sfidando colonne di fumo altamente radioattivo. Le
autorità sovietiche iniziano infine a evacuare decine di
migliaia di persone dalla zona e gli operai iniziano a ripulire
le contaminazioni radioattive. Gorbaciov decide poi di istituire
una zona di esclusione di 30 chilometri intorno alla centrale e
ordina la costruzione di un enorme sarcofago di cemento per
ricoprire il reattore nucleare distrutto.
“Il regime mostrò una spietata noncuranza per la salute dei
propri cittadini, nella misura in cui mandavano consapevolmente
persone a danneggiare la loro salute nelle settimane e nei mesi
successivi, mentre si svolgevano le operazioni di bonifica –
sottolinea Higginbotham, autore, fra gli altri, del libro
Mezzanotte a Cernobyl, basato su centinaia di ore di interviste
condotte nel corso di più di un decennio, su lettere, memorie
inedite e documenti d’archivio recentemente desecretati -. Un
modus operandi dovuto anche al livello di incompetenza e
ignoranza che era intrinseco al sistema. Ad esempio, oltre 3.000
uomini furono mandati sul tetto degli edifici del reattore in
rovina nei mesi successivi per rimuovere i detriti radioattivi.
Io ho intervistato l’uomo responsabile dell’operazione, il
generale Tarakanov, e lui insisteva sul fatto di aver fatto
tutto il possibile per preservare la salute di quegli uomini. Li
aveva mandati fuori con indumenti protettivi anche se
improvvisati, si era assicurato che nessuno di loro uscisse sul
tetto per più di pochi minuti o secondi alla volta per limitare
la loro esposizione. C’erano certamente persone che cercavano di
assicurarsi che la salute delle persone non venisse danneggiata
ma lo Stato sovietico nel suo complesso in quella circostanza
non ha dimostrato di badare alla vita dei suoi cittadini”.
La docuserie arriva fino a 14 mesi dopo il disastro, con i
responsabili della centrale si che si trovano ad affrontare un
processo farsa. In parallelo un’indagine indipendente rivela la
vera causa dell’incidente e l’intera portata dell’insabbiamento.
Come già nella pluripremiata serie fiction su Chernobyl (2019),
si rievoca anche la storia di Valeri Legasov, uno degli
scienziati che fu coinvolto nella gestione dell’emergenza e
riuscì in parte a limitarne i danni. Fu poi membro della
commissione d’inchiesta sul disastro ma fu costretto al
silenzio, e finì suicida nel 1988. “Ciò a cui ha assistito a
Chernobyl non solo distrusse la sua fiducia in quel sistema, ma
gli causò anche danni irreparabili alla salute e, in definitiva
– sottolinea Higginbotham – lo portò alla morte”.
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