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El Topo Cienfuegos, una vita tra le macerie, anche all’Aquila

today1 Luglio, 2026

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(dell’inviato Domenico Palesse)
Si chiama Carlos Cienfuegos
Morales e il suo sessantaquattresimo compleanno lo ha passato
sotto le macerie. A Caracas. Sotto quella torre dove sono stati
ritrovati i corpi di Enzo Cuomo, della moglie Trini Adrian e
della figlia Isabella. Folta barba bianca, berretto sotto il
caschetto d’ordinanza e kefiah al collo, i suoi abiti sono
perennemente impolverati. Chi lo conosce ha difficoltà a
ricordare quella volta in cui non avesse indosso la sua divisa,
inseparabile compagna di viaggio in ogni angolo del mondo,
ovunque serva aiuto per salvare vite, dal Giappone all’Iran. Ma
anche in Italia, all’Aquila, dove prese parte alla missione dopo
il terribile terremoto del 2009. “Ero con i vigili del fuoco –
racconta all’ANSA -, ci hanno aperto il loro cuore”.

   
Lui, il fondatore e comandante dei ‘Topos’ messicani, è una
specie di leggenda. Minuto, occhi sorridenti e un’esperienza
cinquantennale, come racconta lui stesso, tra cunicoli e tunnel
scavati nelle macerie in cerca di qualche segnale di vita. E’ il
capo delle ‘talpe’, il team di ricerca e soccorso nato nel 1985
in seguito al sisma di magnitudo 8.1 che rase al suolo Città del
Messico causando circa diecimila vittime. Una squadra di
volontari che oggi, quarant’anni dopo, conta circa 200
super-esperti nella ricerca e soccorso pronti a imbarcarsi per
ogni angolo del mondo.

   
Mentre alle sue spalle le gru continuano a spostare massi e
acciaio, il ‘Topo’ racconta il suo passato. “Ho cinquantaquattro
anni di servizio – spiega -. Siamo arrivati in Venezuela tra
giovedì e venerdì scorso e siamo subito venuti qui su questo
sito, da dove non ci siamo mai mossi”. Il sito è quello della
torre Petunia II, un edificio di 14 piani collassato su se
stesso e dove sono stati recuperati i cadaveri dei tre
italo-venezuelani. “Abbiamo recuperato anche un cane in vita –
rivela -, purtroppo la sua padrona non ce l’ha fatta”.

   
Il passato di Cienfuegos Morales intrecciato inevitabilmente
anche con l’Italia. Quando parla della sua esperienza all’Aquila
accenna un sorriso con una smorfia di dolore per le 309 vittime
di quel terremoto che devastò la città. “Ricordo benissimo quei
momenti – racconta -, i colleghi dei vigili del fuoco ci hanno
accolto a braccia aperte. Mi hanno fatto visitare le loro
caserme e non solo, mi hanno anche conferito un encomio al
centro di comando. L’Italia è un Paese bellissimo, dall’Aquila
mi portarono a visitare la fontana di Trevi e tutta Roma”.

   

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

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