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Gitai, issare bandiera palestinese al Lido? Lasciamo che tutte le bandiere siano unite

today5 Settembre, 2026

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“Lasciamo che tutte le bandiere siano
unite”. Così il regista israeliano Amos Gitai risponde a chi in
conferenza stampa a Venezia gli chiede se il vessillo della
Palestina, come richiesto da più voci, debba essere presente,
insieme agli altri, alla Mostra, visto che ci sono in programma
anche film di autori palestinesi. Il regista torna al festival
quest’anno fuori concorso con The Road to Jericho, che unisce
materiali d’archivio tratti da film precedenti con le voci, fra
gli altri, di Samuel Fuller, Jeanne Moreau, Arthur Miller,
Yitzhak Rabin e altri, alla realtà contemporanea dei beduini di
Khan El Ahmar, minacciati di sgombero da parte dei coloni lungo
la strada che conduce a Gerico.

   
“Ho voluto realizzare un poema politico, anche nel contesto
di una situazione molto ostile e tossica – spiega Gitai -.

   
Dobbiamo sollecitare un dialogo, non solo scontro e odio
reciproco. Credo che il Medio Oriente non sia diviso tra angeli
e bastardi, perché credo che tutti siano entrambi”. Per questo
“sono stato molto contento quando Alberto (Barbera, ndr) e la
Commissione hanno deciso, anche se all’ultimo momento, di
presentare questo film in questo festival che amo e che ha come
obbiettivo un dialogo civile”.

   
Sulla possibilità della pace “non direi di essere ottimista
perché sembrerei troppo ingenuo: la situazione è brutta, molto
brutta. Questo film è quasi un lamento per il Paese che amo, di
cui non condivido la politica. Non la condivido perché le
persone credono solo nel potere della forza e, quando questa non
funziona, vogliono usare sempre più forza, e ancora di più”.

   

   

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