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I 90 anni di Zubin Mehta, gigante del podio sempre sulla scena

today28 Aprile, 2026

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(di Luciano Fioramonti)
Da Bombay ai palcoscenici più
prestigiosi della scena mondiale, con orchestre mitiche e le
grandi star della lirica. Più di mezzo secolo speso a portare
musica e gioia nel mondo, conquistando la fama dovuta ai giganti
del podio e affiancando al successo l’impegno per far crescere
nuove generazioni di appassionati, soprattutto in grandi realtà
come la sua India, e le prese di posizione politiche senza mezzi
termini. L’ultima, nel gennaio scorso, quando in un’intervista
tv a India Today ha annunciato di aver cancellato tutti gli
impegni del 2026 con la Filarmonica di Israele per protesta
contro la politica di Netanyahu sulla questione palestinese
augurandosi che il premier esca sconfitto dalle prossime
elezioni. Zubin Mehta, 90 anni da protagonista indiscusso del
mondo della classica, ha lasciato la sua impronta inconfondibile
documentata da incisioni storiche e da successi popolari
straordinari, come l’exploit con i Tre Tenori a Roma nel
formidabile concerto del luglio 1990 alle Terme di Caracalla con
Josè Carreras, Placido Domingo e Luciano Pavarotti. Il maestro
indiano festeggerà il suo compleanno speciale a dirigendo la
Nona di Beethoven al Maggio Musicale Fiorentino.

   
Nato il 29 aprile 1936 nell’attuale Mumbai, Zubin Mehta ha
respirato musica fin da piccolo. Guidato dal padre Mehli,
violinista e fondatore della Bombay Symphony Orchestra, studiò
pianoforte e violino. A 18 anni si trasferì a Vienna per seguire
i corsi di composizione, pianoforte, contrabbasso e percussione
all’accademia musicale, Con altri giovani talenti come Claudio
Abbado e Daniel Barenboim seguì i corsi di direzione d’orchestra
tenuti dal grande Hans Swarowsky. Studiò poi all’Accademia
Chigiana di Siena e nel 1958 vinse il concorso internazionale di
direzione d’orchestra di Liverpool, diventando maestro sostituto
nella Royal Liverpool Philharmonic Society. In seguito è stato
direttore per anni dell’orchestra sinfonica di Montreal (qui nel
1963 il suo debutto operistico con Tosca) e della Filarmonica di
Los Angeles.

   
Firenze, di cui è cittadino onorario dal 1994, occupa un
posto particolare della sua vita artistica: nel 1964 fu sul
podio di una memorabile Traviata di Verdi. Nel 1969 gli fu
affidata la direzione di quasi tutte le manifestazioni
operistiche e dei concerti del “Maggio”, stringendo un legame
che non si è più interrotto. “In realtà – disse nel 2020 dopo il
concerto per i suoi cinquanta anni dal debutto al Festival – ho
diretto per la prima volta al Maggio nel 1962 e da allora fino
al primo mio Festival anche altre volte. Per quella edizione
ricordo il Ratto dal Serraglio e il Fidelio, due opere con la
regia di Giorgio Strehler, un artista che tutto il mondo avrebbe
dovuto apprezzare molto di più; quel Fidelio è stato il più
bello in assoluto che io abbia mai diretto e visto. Dal 1986 io
sono qui in questo Teatro e a Firenze e da qui non voglio andare
via”.
Non c’è solo la musica al centro dei pensieri di Zubin Mehta,
che non si è mai tirato indietro quando si è trattato di
prendere posizione. Nel 2010, nel pieno delle polemiche in
Italia sui tagli agli enti lirici, ebbe uno scontro frontale con
il ministro dei Beni Culturali dell’epoca, Sandro Bondi,
definendolo “senza vergogna”. Nel 2016, festeggiando i suoi 80
anni a Tel Aviv, salì tre volte sul podio della Israel
Philharmonic Orchestra, che nel 1981 lo aveva proclamato suo
direttore a vita. “Israele – disse ai giornalisti – è la mia
seconda patria, la mia casa e la mia famiglia adottiva. Sono
arrivato qui nel 1969, poi mi hanno richiamato e non mi sono più
mosso”. In quella occasione ribadì un concetto rimarcato più
volte. “La musica è la mia intera vita e tocca ai genitori e
agli insegnanti capire il talento che è un dono divino e
incoraggiarlo. Mia madre ha sempre pensato che il mio fosse
frutto della reincarnazione. Ma il vero segreto l’amore per
quello che si fa. Ogni giorno”. Proprio con quell’orchestra nel
1981 fu protagonista di una scelta clamorosa, dirigere per la
prima volta come fuori programma un brano di Wagner, musicista
simbolo del nazismo e vietato nello Stato di Israele. Il
preludio da Tristano e Isotta provocò la durissima protesta di
parte del pubblico che coinvolse anche gli orchestrali. “C’erano
spettatori che avevano sul braccio i numeri di matricola dei
lager, quella musica li aveva riportati nel terrore, ma io non
mi sono fermato”, disse in seguito ricordando l’episodio e la
decisione legata all’importanza del musicista tedesco nella
storia della musica.

   
Nel 2014 la morte di Claudio Abbado lo colpì profondamente.

   
Era a Berlino per un concerto: “Lo dedicherò a lui. Io perdo un
grande amico, il mondo un grandissimo direttore d’orchestra”.

   
Nel gennaio 2021 con la moglie Nancy ha donato un milione di
euro al Teatro del Maggio Musicale, di cui è direttore onorario
a vita, per il nuovo auditorium intitolato a lui.

   
“Come tanti altri colleghi, non posso separare la musica dalla
politica. Ci sono anche coloro che riescono a farlo, chiudono
gli occhi e girano la testa dall’altra parte”, ha spiegato lo
scorso gennaio a proposito della sua protesta contro Netanyahu
precisando però di mantenere gli impegni con la West Eastern
Divan Orchestra fondata dall’amico Daniel Barenboim che unisce
giovani musicisti israeliani, palestinesi e di altri paesi
mediorientali.

   
Pochi anni fa Mehta ha superato bene il lungo intervento
chirurgico per un cancro e ha ripreso a tenere concerti e a
pensare a nuove sfide. ”Ascolto ancora musica tutto il giorno e
continuo a studiare. Non ho fatto piani per il futuro, ma di
certo non mi fermo” ha detto alla vigilia del suo concerto dei
90 anni convinto, come in passato ha ripetuto spesso, che “un
direttore d’orchestra non si ritira mai”.

   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Scritto da: Redazione

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