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“Non sono stato io, non so chi possa
essere stato e non ho idea del movente”. E’ quanto avrebbe
sostanzialmente detto Valter Lavitola, in base a quanto si
apprende, nel corso di dichiarazioni spontanee fatte davanti ai
pm della Procura di Roma che lo hanno indagato per strage
nell’ambito della vicenda legata all’attentato al giornalista
Sigfrido Ranucci. Lavitola si è, quindi, avvalso della facoltà
di non rispondere ma si è detto “sconcertato” dell’accusa di
essere il mandantte alla luce dei rapporti di “fraternità” che
lo legano a Ranucci. In merito alla sua presenza sul luogo
dell’attentato circa un mese prima dei fatti, l’indagato ha
sostenuto che spesso “andava lì a trovare Ranucci”. Sul ruolo
del presunto intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha spiegato di
“non averlo mandato in Camerun”, lui “sta spesso li e ciò è
riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di
origine per un affare sul carbon credit”.
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