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today6 Agosto, 2026
“Nel racconto c’è un omaggio a
Pavana, quando mi abbandono all’immaginazione poetica della
brezza che dalla sorgente del Reno sull’Appennino pistoiese
spira attraverso boschi e prati: lì ho voluto nominare erbe,
fiori e frutti con gli stessi termini pavanesi che si ritrovano
nelle Cronache epafàniche e in Tralummescuro, perché le parole
sono importanti e il loro suono è quello con cui abbiamo
imparato ad amare le cose”. Francesco Guccini ha parlato così
del suo libro ‘Calde le pere’, a cui ha lavorato fino
all’ultimo, il 23 luglio scorso con l’editor Paolo Iacuzzi che
lo ha accompagnato nell’ultima avventura letteraria. In quello
che oggi diventa il suo un testamento spirituale.
Il libro uscirà postumo a settembre per Giunti.
“Calde le pere è nato da un brogliaccio di cui mi ha parlato un
mio amico, che ne ricavò anche uno spettacolo di cabaret. Le due
storie che mi ha raccontato, quella della ragazza in bicicletta
e quella della fanciulla illibata che rimane incinta facendo il
bagno nel Reno, mi hanno molto affascinato. Casalecchio sul Reno
era allora il Lido di Bologna, con oltre diecimila presenze al
giorno d’estate, tanto che dagli anni Trenta ai Cinquanta
venivano stampate delle cartoline dove si vede che la chiusa sul
Reno che aveva creato un ampio bacino balneabile” raccontava
Guccini.
“Il libro parte come partiva Vola Golondrina, l’ultimo giallo
che ho scritto con Loriano Macchiavelli: lì c’era il passaggio
di un motociclista misterioso che distribuiva dei volantini; qui
invece c’è una ragazza in bicicletta, evidentemente una
prostituta – figura speculare a quella della maîtresse che alla
fine di questo libro veste i panni di una ginecologa ante
litteram. Ho sempre amato lo scaturire della narrazione da un
evento scatenante, o dall’irruzione di un deus ex machina, quasi
un colpo di teatro. Come in diversi altri miei romanzi ho poi
suddiviso il libro in quadri, dando loro un titolo e una
didascalia ironica come avrebbero fatto alcuni dei miei autori
più amati, da Sterne a Jerome” spiegava Guccini.
E parlando di Pavana affermava: “È importante per me conservare
le parole del dialetto, salvare tutti quei nomi. Il Reno, poi, è
il fiume della mia vita, che ho fatto protagonista di tante mie
canzoni, ma che in realtà come il Danubio di Claudio Magris
nasce dallo sgocciolare di un rubinetto sull’Appennino. In
queste pagine ho voluto ricordare anche le sue vicende epiche,
domandarmi se sia mai esistita una ‘marineria’ del Reno… Se ci
penso, è l’altro asse che incrocia quello della Via Emilia:
forse, disteso in quel fiume, con la testa tra i prati di
Pavana, i piedi verso Modena e Bologna, le braccia ad
abbracciare i boschi, ci sono anche io”.
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