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Massimiliano Gallo comandante ferreo e fragile nel liceo militare di Minerva

today21 Luglio, 2026

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(dell’inviata Cinzia Conti)
Ci sono attori di
lungo corso e poliedrici come Massimiliano Gallo, Cristiana
Capotondi e Irene Maiorino. Ci sono giovani promettenti come
Ciro Minopoli, Biagio Venditti e Margherita Buoncristiani. Ma
tra i protagonisti della serie Minerva – La Scuola con la regia
di Ivan Silvestrini che uscirà su Netflix il 22 settembre non si
può non inserire la superba reggia di Portici che assieme a
Villa Campolieto (per i sotterranei) ha ospitato tutte le
riprese, ha incarnato il liceo militare dove si svolge questo
teen drama e oggi ha ospitato la presentazione alla stampa prima
dell’attesissima anteprima della serie davanti ai ragazzi del
festival di Giffoni. E qui tra fasti borbonici, suggestioni
archeologiche da Ercolano e Pompei e un meraviglioso giardino
botanico Massimiliano Gallo diventa l’inflessibile comandante
Achille Giordano, direttore di un liceo militare di gloriosa
tradizione. “Il mio personaggio – spiega all’ANSA Gallo – ha una
disciplina ferrea e crede molto nelle tradizioni, anche quelle
militaresche, perché pensa che aiutino a tenere l’ordine nella
scuola. Quindi c’è anche l’esplorazione di ciò che è giusto e
non è giusto, se quello che ti viene dato come comando è una
cosa che devi interpretare, criticare oppure assecondare a
prescindere”. Ma non ci si deve aspettare un personaggio piatto:
“Come faccio spesso con i personaggi che interpreto ne ho
esplorato la forza ma anche la fragilità, la solidità ma anche
le crepe per dargli tridimensionalità. Questo ruolo vive di
conflitti interiori anche perché suo figlio è uno degli
allievi”. E aggiunge: “Spero che sia una serie che possa piacere
ai ragazzi perché esplora i loro sogni, le loro paure”. Il suo
braccio destro è Irene Maiorino, ex “ragazzina” di Giffoni che
spiega come proprio i tanti film visti qui hanno contribuito
alla sua decisione di fare l’attrice, che interpreta la maggiore
Teresa Bonaiuto. “La mia sfida è stata quella di proporre un
femminile che abbraccia la divisa ma con uno sguardo più moderno
e attento alla sensibilità dei ragazzi, quasi con un senso
materno”. Ma che tipo di personaggio è: “Sono severa, non sono
cattiva, direi giusta. E’ in nome di questa sua etica che lei
porta avanti che ci saranno dei cambiamenti”. Ma in questo
vortice di divise (bellissime disegnate dal premio Oscar Massimo
Cantini Parrini) c’è anche una civile che osserva dall’esterno
questo mondo che le sembra “folle”: si tratta di Cristiana
Capotondi, alias la prof di Storia e Filosofia Laura Canali. “È
un po’ come il pubblico che entra in questa scuola militare –
spiega – dove ci sono delle regole antiche e precise. Il mio
personaggio forse è quello che deve portare un po’ il dubbio
rispetto ad alcune cose che vediamo ancora oggi accadere
all’interno di questa scuola militare”. E poi ci sono loro i
cadetti senior (Simone Secce, Giulio Brizzi, Nicole Malaj) e i
junior arrivati con le motivazioni più diverse e traumatizzati
dall’astinenza del cellulare (si può tenere pochissimi minuti al
giorno) e come spiega lo sceneggiatore Giovanni Galassi in un
periodo della vita “in cui spesso ci si chiede chi siamo e cosa
vogliamo fare. Insomma un amplificatore, un’arena di conflitti”.

   
Camilla (viziata ed egocentrica mandata qui dal padre per
“raddrizzarla”), Vincenzo (un predestinato circondato da parenti
militari di alto rango) e Salvo, lo scugnizzo della periferia di
Napoli finito qui per cercare il suo amico fraterno scomparso
nel nulla proprio nel liceo, che dona alla trama un bel tocco
mistery. “Fare a meno dei cellulari ormai è impossibile, noi
ragazzi ci facciamo qualsiasi cosa – ammettono – però dopo
questa serie abbiamo capito che aprirlo come prima cosa la
mattina forse si può evitare. E divertimento, gioia e compagnia
sono amplicati senza cellulari. E non tutti i momenti devono
essere filmati”. A spiegare la nascita dell’idea della serie il
produttore Roberto Sessa, ceo di Picomedia: “Ce l’avevo da una
decina d’anni, da quando sul treno vedevo i ragazzini della
Nunziatella vestiti in maniera speciale. Mi affascinavano e
volevo capire cosa avessero in testa”. Secondo il regista
Silvestrini la serie “non dà risposte definitive, ma apre molti
spunti di riflessione sul nostro posto nel mondo,
sull’obbedienza, sul pensiero critico e sulle scelte morali”.

   
Daria Perrotta di Netflix aggiunge: “Ci interessava raccontare
qualcosa di nuovo: un liceo italiano quasi mai rappresentato
sullo schermo e ragazzi del nostro tempo costretti a vivere
senza social, cellulari e libertà di esprimersi come nel mondo
contemporaneo”.

   

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