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Stanzione, ‘l’IA terreno di competizione geopolitica, nuova guerra fredda’

today2 Luglio, 2026

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“L’Intelligenza artificiale, nuova
infrastruttura del potere, è divenuta il terreno primario di
competizione geopolitica, con una corsa all’indipendenza e alla
supremazia tecnologica che riflette una nuova idea di
sovranità”. Lo ha detto il presidente del Garante per la Privacy
Pasquale Stanzione alla presentazione della Relazione annuale al
Parlamento. Ha inoltre sottolineato come l’uso degli algoritmi
si sia intensificato in guerra, dall’Ucraina all’Iran,
ridefinendo “quella deterrenza su cui per decenni si era fondato
l’equilibrio geostrategico, in una sorta di nuova guerra
fredda”.

   
Stanzione, ricordando l’enciclica di Papa Leone XIV Magnifica
Humanitas, si è poi soffermato sul rischio della
“marginalizzazione dell’uomo, proprio dell’Intelligenza
artificiale in ogni ambito” e che bisogna impedire di “ridurre
la democrazia a equazione, la persona a prestazione. Bisogna
invece porre l’innovazione al servizio dell’uomo, promuovendo
così fiducia nel digitale. È quanto ha inteso fare l’Europa – ha
aggiunto – inscrivendo la tecnica in una rete di garanzie, tra
le quali quelle di protezione dei dati”.

   
Nella relazione annuale, il presidente del Garante ha parlato
del fenomeno dei siti sessisti “violento” e “devastante per le
vittime” “non è, spesso, sufficientemente percepito come tale
dagli stessi autori”: “è necessaria quella pedagogia digitale
cui il Garante dedica una parte significativa della propria
azione quale tassello necessario della formazione dei futuri
cittadini, troppo spesso ignari dell’importanza di proteggere,
con i propri dati, la propria libertà”.

   
Infine, riguardo alcuni casi di cronaca come Garlasco e la
famiglia nel bosco, Stanzione ha ricordato che “l’esercizio del
diritto d’informazione” deve essere in “costante bilanciamento
con la dignità della persona, “quest’equilibrio si fonda sul
principio di essenzialità dell’informazione, sancito in primo
luogo dalla fonte deontologica, quale argine al rischio di un
eccesso informativo che può degenerare in spettacolarizzazione
voyeuristica e, sul terreno della cronaca giudiziaria,
legittimare il processo mediatico”.

   

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