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Studio Bankitalia, se l’uomo aiuta in casa aumenta l’occupazione femminile

today5 Luglio, 2026

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Un maggior riequilibrio del carico
del lavoro domestico fra uomo e donna aiuterebbe a far crescere
l’occupazione femminile nel nostro Paese ma non avrebbe effetti
sul tasso di fertilità che ha bisogno, per crescere, di una
maggiore offerta di servizi per la cura dei bambini come ad
esempio gli asili nido.

   
Ad analizzare la correlazione fra i diversi elementi è un
economista della Banca d’Italia nel suo studio dal significativo
titolo “Puoi lavare tu i piatti? Uso del tempo all’interno della
famiglia, offerta di lavoro e fertilità.”
L’autore parte dalla considerazione che nelle economia
sviluppate esiste un rapporto fra fertilità e tasso di
occupazione femminile che non è efficace ‘per sé’ ma è
conseguenza di una maggiore richiesta e domanda di servizi di
cura per i figli. Non a caso nelle aree del Sud Italia dove
l’offerta di asili nido è più bassa a una maggiore occupazione
delle donne è corrisposto un minore tasso di fertilità.

   
La nascita di un figlio, sottolinea la ricerca, comporta un
aumento delle attività domestiche per i genitori e minore tempo
da dedicare ad altre attività, incluse quelle lavorative. Ciò
comporta che le donne, che mediamente svolgono più lavoro
domestico e di cura dei figli degli uomini possano essere meno
propense ad avere figli, anche per le conseguenti ricadute
negative sulla carriera lavorativa. In media infatti il
contributo degli uomini al lavoro domestico è pari a meno di un
terzo di quello femminile.

   
Un maggiore impegno degli uomini in casa aumenterebbe quindi
significativamente l’occupazione femminile, ma avrebbe effetti
incerti sulla natalità a causa dell’incremento del
costo‑opportunità di avere figli per gli uomini. La possibilità
di affidare parte della cura dei figli all’esterno della
famiglia, ad esempio tramite la disponibilità di asili nido,
farebbe aumentare anche la natalità.

   

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