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Yuval Abraham, ‘per Naza abbiamo ricevuto anche minacce’

today12 Settembre, 2026

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“Per il film ci sono stati davvero
centinaia di commenti. E, sapete, abbiamo anche ricevuto
minacce. D’altra parte, da molte persone ci sono stati anche
commenti di tipo diverso che per me sono stati incoraggianti.

   
Israeliani che considerano importante vedere questo film. E per
noi è sicuramente importante mostrarlo agli israeliani, in modo
più ampio possibile. Spero che ci riusciremo”. Lo dice in
conferenza stampa Yuval Abraham, coregista con Rachel Szor del
documentario Naza, vincitore del Premio speciale della giuria
alla 83/a Mostra del cinema di Venezia.

   
“Penso che il film debba raggiungere il grande pubblico –
aggiunge -. È importante, come israeliani, che riconosciamo ciò
che il nostro governo ha fatto a Gaza”. Per quanto riguarda le
critiche,”il nostro reportage nel film è rigoroso – sottolinea
-. È stato realizzato in collaborazione con The Guardian. Molti
dei sistemi di cui soldati parlano nel film sono stati oggetto
di reportage da parte di altri media tradizionali”.

   
Abraham torna anche sulla posizione italiana nei confronti di
Israele: “Nel luglio 2025 l’Unione Europea ha constatato che
Israele sta violando la clausola sui diritti umani relativa
all’accordo commerciale. Esiste una forma di pressione economica
che può essere esercitata su Israele attraverso la sospensione
dell’accordo, che ritengo positiva, perché credo che sia
necessaria una pressione affinché i diritti umani vengano
rispettati. Stiamo assistendo a ciò che sta accadendo in
Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Molti Paesi europei sono
d’accordo, ma l’Italia, il governo Meloni e la Germania sono i
due principali Stati che si oppongono, e credo che sia la cosa
sbagliata da fare. Credo che l’Ue abbia riscontrato violazioni
dei diritti umani e credo che, in fin dei conti, coloro che
credono in un futuro di vera uguaglianza, giustizia e pace per i
palestinesi e per gli israeliani, che desiderano la fine del
massacro di civili a Gaza, che vogliono qualcosa di diverso,
dovrebbero sentire il bisogno di questo tipo di pressione
dall’esterno. Perché purtroppo, all’interno, sebbene ci siano
israeliani che lottano per cambiare questa situazione, sono una
minoranza piuttosto esigua, ed è questo che intendevo quando
dicevo che l’Italia dovrebbe assumere una posizione più ferma”.

   

   

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