Economia

Città e demografia di impresa: la nuova analisi di Confcommercio

today11 Marzo, 2026

Sfondo

Dalla nuova analisi “Città e demografia d’impresa” – realizzata dall’Ufficio Studi Confcommercio e presentata giovedì 12 marzo a Roma, nella sede nazionale della Confederazione – emerge che, negli ultimi dodici anni, il tessuto commerciale italiano ha subito una contrazione profonda: infatti, oltre 140mila attività al dettaglio, tra negozi e ambulanti, hanno cessato le loro attività.

Si tratta di un fenomeno che si riscontra, particolarmente, nei centri storici e nei piccoli comuni, dove la perdita di imprese incide non solo sull’economia locale, ma anche sulla vivibilità degli spazi urbani.

Sfitti e rischi futuri

Un ulteriore elemento critico che emerge dall’analisi in questione è anche quello che riguarda i circa 105mila locali commerciali che risultano attualmente sfitti, dei quali un quarto non viene utilizzato da più di un anno. E, in assenza di interventi mirati, la situazione rischia di peggiorare.

Le stime di Confcommercio ipotizzano, inoltre, che entro il 2035 potrebbero chiudere altre 114mila imprese del settore, pari ad oltre un quinto di quelle ancora attive. In particolare, l’impatto potrebbe risultare maggiormente grave in molte città medio-grandi del Centro-Nord, nelle quali la densità commerciale sta diminuendo rapidamente.

Invece, in alcune aree del Mezzogiorno, il calo appare meno marcato, a causa di una riduzione dei residenti e di una minore diffusione degli acquisti online.

Proposte di Confcommercio

Per affrontare questa situazione preoccupante, Confcommercio propone la predisposizione di un’Agenda Urbana Nazionale da costruire insieme a Governo, Regioni e Comuni.
L’obbiettivo sarebbe quello di rafforzare le economie di prossimità, coordinando gli interventi dei Distretti Urbani dello Sviluppo Economico ed introducendo strumenti condivisi contro la desertificazione commerciale.

In Italia – come si è detto – si stimano, nel 2025, circa 105 mila negozi sfitti, un quarto dei quali inutilizzati da oltre un anno.
La cifra deriva dall’ipotesi di un saldo netto negativo di 7.500 attività all’anno, assumendo che, tra il 2023 e il 2025, la rete commerciale abbia continuato a ridursi con lo stesso ritmo registrato nel periodo 2011-2022.

Analisi regionale

Più in dettaglio, l’analisi dei dati rivela che le Regioni più colpite, in valore assoluto, sono quelle con la struttura commerciale più estesa: e stiamo parlando di quasi 9.500 negozi vuoti in Lombardia, oltre 9.100 in Veneto e poco meno di 9.000 in Piemonte.

Se invece si considera il peso dei locali sfitti rispetto al totale della rete distributiva, l’impatto maggiore riguarda le Regioni più piccole: e, non a caso, in Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria risulta sfitto più di un quarto delle attività censite.

Strategia per l’Agenda Urbana Nazionale

Pertanto, nel percorso verso la definizione di una Agenda Urbana Nazionale – da elaborarsi sulla falsa riga di analoghe esperienze già avviate in altri Paesi europei – Confcommercio propone che i diversi livelli di governo – nazionale, regionale e locale – collaborino “alla creazione di un quadro stabile, coerente e abilitante per la valorizzazione delle economie di prossimità e delle imprese del terziario di mercato”.

Di conseguenza, a livello nazionale, si chiede di garantire un coordinamento stabile delle politiche urbane e territoriali, promuovendo linee guida condivise e l’integrazione dei diversi programmi e fondi europei e nazionali (PNRR, Fondi di Coesione, ecc.) in una strategia unitaria mirata alla rigenerazione urbana e al rafforzamento delle economie locali.

Azioni a livello regionale e comunale

A livello regionale, Confcommercio spiega, invece, come sia fondamentale “valorizzare ed armonizzare l’esperienza dei Distretti Urbani dello Sviluppo Economico, superando la frammentazione normativa e definendo regole minime comuni per il funzionamento, la governance e il coinvolgimento degli attori locali, con particolare attenzione alla dimensione di servizio alla comunità e all’uso dei dati per la programmazione territoriale”.

Infine, a livello comunale, la proposta è quella di elaborare dei Programmi Pluriennali per l’Economia di Prossimità, intesi come “strumenti integrati per coordinare le diverse azioni di contrasto alla desertificazione commerciale”.
Ed a questo proposito, tra le misure più efficaci, Confcommercio indica:

  1. I patti locali per la riattivazione dei locali sfitti, con canoni calmierati e incentivi coordinati tra pubblico e privato;

  2. Gli interventi di animazione urbana e di accompagnamento all’avvio di impresa promossi da Comuni ed associazioni di categoria;

  3. Le azioni per una logistica urbana sostenibile ed integrata nei sistemi digitali;

  4. Le piattaforme di welfare territoriale che permettano alle imprese di erogare crediti nei negozi e nei servizi di prossimità;

  5. I partenariati tra imprese del terziario di mercato e operatori immobiliari, per integrare nei nuovi interventi di rigenerazione urbana spazi destinati ai servizi di quartiere e alla vita comunitaria”.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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