Economia

Competitività UE: le richieste di Confindustria

today17 Febbraio, 2026

Sfondo

La Confindustria è intervenuta con una comunicazione ufficiale del suo presidente, Emanuele Orsini, sul dibattito (al momento di estrema attualità) che si sta svolgendo, a livello europeo, sul tema della competitività. E lo ha fatto ribadendo la centralità del problema del costo dell’energia e dell’impatto delle politiche climatiche sulla manifattura nazionale e continentale.

A questo proposito, l’Organizzazione degli industriali italiani sollecita la sospensione temporanea del Sistema di Scambio delle Emissioni per il comparto manifatturiero, lo stop all’ETS2 prima della sua entrata in vigore e la sospensione dell’ETS marittimo.

La richiesta arriva in vista della revisione del sistema prevista nel terzo trimestre dell’anno, in un contesto economico, tecnologico e geopolitico che – secondo Confindustria – sta ampliando il divario tra obblighi normativi e condizioni reali per sostenere la decarbonizzazione: specialmente nei settori industriali in cui la riduzione delle emissioni di gas serra è particolarmente complessa, a causa di processi ad alta intensità energetica e dipendenza dai combustibili fossili.

Cos’è l’Emission Trading System (EU ETS)

Ricordiamo che l’Emission Trading System (EU ETS) – attivo in tutti i Paesi dell’UE, più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia – coinvolge tutte le aziende produttrici di gas climalteranti (come la CO2), nel tentativo comune di ridurre gli effetti delle attività produttive sui cambiamenti climatici.

Il Sistema riguarda oltre il 40% delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione Europea e comporta, per le aziende, degli obblighi che si concretizzano nel rispettare determinati tetti stabiliti per le emissioni, cui corrisponde l’assegnazione di un pari numero di quote di emissione, che dovranno essere gestite e scambiante secondo precisi protocolli comunitari.

Più in dettaglio, ad essere assoggettati all’osservanza dei limiti dettati dall’EFT sono i settori industriali ad alta intensità energetica, come raffinerie di petrolio, acciaierie e produzione di ferro, metalli, alluminio, cemento, calce, vetro, ceramica, pasta di legno, carta, cartone, acidi e prodotti chimici organici su larga scala e l’aviazione civile.

Il principio del “Cap and Trade”

Per cercare di comprendere – almeno a grandi linee – il funzionamento del sistema EU ETS, bisogna, innanzitutto, premettere che esso opera secondo il principio del “Cap and Trade”: ossia, attraverso la fissazione di un tetto massimo di emissioni (“cap”) e la possibilità di scambiare delle quote (“trade”). Viene, pertanto, individuato un tetto che stabilisce la quantità massima di gas climalteranti che può essere emessa dagli impianti obbligati. Entro questo limite, le imprese possono acquistare o vendere quote in base alle loro esigenze.

Pertanto, le quote rappresentano la valuta centrale del sistema, poiché una quota dà al suo titolare il diritto di emettere una tonnellata di CO2 o l’ammontare equivalente di un altro gas climalterante. Inoltre, una volta all’anno, tutte le imprese che partecipano all’UE ETS devono restituire una quota di emissione per ogni tonnellata di CO2 equivalente emessa.

La richiesta a Bruxelles

Ed è, quindi, proprio su questo argomento che “in qualità di seconda potenza industriale ed esportatrice d’Europa”, la Confindustria chiede a Bruxelles di “sospendere temporaneamente il Sistema di Scambio delle Emissioni (ETS) per il settore manifatturiero, la produzione termoelettrica a gas, il trasporto marittimo, gli edifici e la mobilità”.

Spiega, infatti, il presidente Orsini che “in un contesto geopolitico profondamente cambiato, l’ETS, nella sua attuale configurazione, ha mostrato tutti i suoi limiti, trasformandosi da strumento di decarbonizzazione a veicolo di speculazione finanziaria”. Per queste ragioni, parte l’appello italiano affinché la UE sospenda o rivisiti profondamente l’intero Sistema.

D’altra parte – sempre secondo il leader di Viale dell’Astronomia – “l’oggettività dei fatti è sotto gli occhi di tutti”, essendo l’ETS un “sistema squilibrato che, di fatto, grava sulla capacità competitiva dell’industria europea”. Basti pensare che, dal 1990, le emissioni globali sono aumentate del 70%, spinte principalmente dalla Cina, le cui emissioni cumulative superano ampiamente quelle dell’intera Unione Europea…

I rischi per i settori strategici

Attualmente – continua Confindustria – solo circa il 25% delle emissioni globali è coperto da sistemi di tipo ETS, mentre quello europeo resta il più costoso. Di conseguenza, alcuni nostri settori strategici (come acciaio, chimica e ceramica, che pure sono già tra i più decarbonizzati a livello mondiale) rischiano, quindi, di essere espulsi dai mercati internazionali senza un rapido intervento dell’UE.

E purtroppo – lamenta Orsini – “andando avanti sarà ancora peggio”, poiché la domanda energetica, nei prossimi anni, è destinata a crescere a ritmi sostenuti, finendo così per determinare ulteriori stress per quanto concerne le forniture e gli aumenti dei prezzi. Ecco perchè diventa “urgente bloccate l’ETS per evitare di aggravare ancora di più il peso del costo dell’energia su imprese e famiglie”.

Costo che, tra l’altro – spiega ancora Confindustria – è anche dovuto ad un “meccanismo distorsivo per la formazione del prezzo, che, in parole povere, fa pagare cara non solo l’energia a gas ma anche (ed è micidiale) le fonti rinnovabili e dell’idroelettrico”. In sostanza, chi consuma energia buona o cattiva la paga nello stesso modo, non incentivando, in tal modo, i comportamenti virtuosi. E “la somma di tutti questi costi sta mettendo in ginocchio l’industria e la nostra sicurezza non solo economica”.

“ La riduzione delle emissioni di CO2 – conclude Orsini – deve, quindi, procedere di pari passo con le condizioni necessarie per competere a livello globale . Per questo, occorre sospendere l’ETS e ripensare la politica energetica e di decarbonizzazione all’interno di un quadro olistico per la difesa e la promozione dell’industria europea“.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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