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Un’analisi pubblicata dall’Osservatorio Gite Scolastiche del portale specializzato Skuola.net, rivela che, quest’anno, quasi la metà (e cioè, il 44%) degli studenti rinunceranno alla tradizionale gita scolastica con pernottamento fuori casa.
L’ Osservatorio ha realizzato la sua indagine coinvolgendo un campione di 1.500 alunni delle scuole secondarie: tra questi, il 38% dovrà rinunciare al viaggio contro la propria volontà, mentre vi è anche un ulteriore 6% che, invece, ha, comunque, deciso di non partecipare al viaggio per ragioni personali.
E tra questi ultimi, solo il 36% è stato costretto a non partire per scelta (di matrice economica o pedagogica) della famiglia, mentre ben il 52% ha dato forfait spontaneamente, per non stare con i compagni di classe.
Pertanto, sulla scelta di evitare questa esperienza – che, al contrario, in passato era tanto attesa – sembra incombere, almeno in parte, quell’ormai fin troppo diffuso stato di ansia sociale che, purtroppo, pare condizionare sempre di più gli adolescenti di oggi.
L’Osservatorio evidenzia, inoltre, che il numero di chi non parte risulta essere del tutto allineato con quello che era stato rilevato nel 2019: un dato, questo, che testimonia di come gli effetti collaterali dell’isolamento sociale vissuto nel periodo post pandemico si stiano, gradualmente, attenuando e di come le gite scolastiche, dopo lo stop forzato subito nel biennio 2020-2021, tornino, quindi, ad essere organizzate come in passato.
Il principale ostacolo alla mobilità degli studenti resta, innanzitutto, collegato a motivi disciplinari, che, indirettamente, disincentivano i docenti a rendersi disponibili (alla radice della cancellazione della gita nel 34% dei casi) oppure rappresentano la causa ufficiale del diniego (12%).
Parallelamente, ad aumentare è pure l’incidenza sia delle complessità burocratiche, che delle difficoltà economiche: il 29% degli studenti che non partiranno segnala, infatti, che la scuola non ha potuto organizzare un viaggio di istruzione per via degli elevati costi oppure perché non è stato raggiunto un numero di partecipanti adeguato.
Al contrario, guerre e tensioni internazionali, al contrario, influiscono solamente nella marginale misura del 2%.
Tra chi parte si nota, invece, una tendenza piuttosto netta ad affrontare gite che diventano più impegnative, sia in termini di durata, che di spesa. Il costo medio del viaggio si attesta, infatti, oggi intorno ai 440 euro, in aumento rispetto ai 424 euro registrati nel 2025: e si tratta di una crescita che va, più o meno, di pari passo con l’inflazione, ma che, ovviamente, incide sul conto finale. Quasi la metà degli studenti (49%) si colloca in una fascia di spesa compresa tra i 200 e i 600 euro, a indicare una certa variabilità, ma anche un generale innalzamento dei budget.
Ed a questo proposito, l’analisi di Skuola.net segnala che tali importi potrebbero essere anche il risultato di un tendenziale allungamento della durata dei viaggi: non a caso, in un anno si è passati da una media di 3,94 a 4,06 giorni, che ha portato dal 36% al 38% la percentuale degli studenti che passano fuori casa almeno cinque giorni. Un segnale che, probabilmente, riflette la volontà, da parte delle scuole, di rendere l’esperienza fuori sede più completa e strutturata.
Per quanto riguarda le destinazioni, l’Italia continua a essere la scelta prevalente, visto che il 60% degli studenti rimarrà all’interno dei confini nazionali.
Anche se il nostro Paese perde leggermente terreno rispetto allo scorso anno, come dimostra un crescente interesse per le mete estere, che, infatti, raggiungono il 40% delle preferenze (mentre dodici mesi fa arrivavano al 35%).
Tra le mete italiane più amate si confermano le grandi città d’arte, con Firenze (13%), Roma (12%) e Napoli (11%) a guidare la classifica, seguite da altre destinazioni classiche come Torino, Palermo e Bologna.
Tra le destinazioni estere prevalgono, invece, nettamente le capitali europee di lingua tedesca: Vienna è prima (col 9%), Berlino seconda (8%), davanti ad Atene (8%) e, a seguire, Praga, Barcellona e Budapest.
In generale, a guidare la scelta della destinazione è, soprattutto, l’interesse culturale, che viene, infatti, indicato dal 68% degli studenti come fattore decisivo: anche se non si tratta certo di una novità.
L’aspetto economico si ferma al 23% come criterio principale, pur rimanendo, tuttavia, un fattore decisionale importante, dal momento che, per circa 7 studenti su 10, l’esigenza di limitare i costi incide in modo significativo nella decisione finale.
Va, infine, considerato anche il fatto che, per ragioni di sicurezza, da quest’anno, le scuole, per i loro viaggi, non possono più affidarsi ad operatori “low-cost”: pertanto, i pullman che trasportano gli studenti devono essere di ultima generazione e dotati di sistemi di frenata autonoma.
Crescono, di conseguenza, le alternative al trasporto su gomma, con il 19% che partirà in treno, il 28% che lo farà in aereo ed il 5% in nave. Peraltro, per un quinto dei gitanti in mare, la nave non sarà, esclusivamente, un semplice vettore, ma diventerà parte integrante di un’esperienza che sarà, dunque, anche crocieristica.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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