Economia

I Medici italiani si oppongono all’autonomia differenziata

today23 Febbraio, 2026

Sfondo

Arriva un NO deciso dalla FNOMCEO (la Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) che, al termine di un incontro tenutosi a Roma, ha espresso la sua più netta contrarietà alla devoluzione delle professioni regolamentate nel processo di autonomia differenziata.

E lo ha fatto, attraverso una mozione approva all’unanimità dai 106 Presidenti che compongono il Consiglio nazionale della FNOMCEO stessa, chiedendo che si faccia “un passo indietro e di espungere, dagli schemi di intesa preliminare con le regioni di Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto (che sono stati appena approvati dal Consiglio dei Ministri), la materia delle professioni”.

La richiesta di uniformità nelle professioni sanitarie

E questo al fine di garantire “omogeneità nel riconoscimento dei titoli abilitanti, anche in relazione alla mobilità internazionale dei professionisti”. In altre parole, secondo la Federazione, l’ordinamento delle professioni, la formazione, i titoli abilitanti e la vigilanza sugli Ordini devono restare unitari e omogenei, nell’interesse dei cittadini e della sicurezza delle cure.

La preoccupazione della mozione è, dunque, quella che si aprano le porte a regole e magari anche stipendi diversi per i medici tra le Regioni con l’autonomia differenziata e tutte le altre. Si teme, infatti, che l’autonomia sull’ordinamento delle professioni possa, in definitiva, dare luogo a pericolose “confusioni ed inefficienze legate alle diversità di esercizio possibili”.

Le intese su salute, finanza pubblica e Protezione civile

A destare particolarmente l’apprensione dei medici italiani, sono anche le intese su “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”, in base alle quali “le Regioni potranno riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa su altri ambiti sanitari regionali, e “Protezione civile”.

Il Consiglio nazionale FNOMCEO ha, pertanto, manifestato la sua “grande preoccupazione” in merito al fatto che “nel processo di attuazione delle norme sulla autonomia differenziata, si comprometta l’unicità del Servizio Sanitario Nazionale, in assenza di una profonda revisione del Ministero della Salute quale garante di uguaglianza dei cittadini di fronte alla salute, ai sensi dell’art. 3 della Costituzione”.

Il timore di un aumento delle diseguaglianze sanitarie

In sostanza, il timore è quello che un’ulteriore accentuazione delle autonomie regionali, in tema di tutela della salute, finisca poi per concretizzarsi in “un ulteriore fattore che potrebbe incrementare le diseguaglianze in sanità, già da tempo presenti nel Paese che, in questi venti anni di sanità delle Regioni, non hanno trovato soluzioni adeguate”.

E proprio per scongiurare il verificarsi di rischi di questo genere, la riunione dei 106 presidenti ha dato mandato al Comitato centrale della FNOMCEO di “mettere in atto ogni iniziativa di confronto e proposta con il Governo e le Regioni per rappresentare quanto richiamato”.

E a questo proposito, la presidenza della Federazione si è detta convinta che “a fronte di ogni intervento sull’autonomia differenziata che incida sulla sanità, sia necessario rafforzare il Ministero della Salute, restituendogli un ruolo importante di governance centrale”. Il tutto, allo scopo di rispettare quel concetto di uguaglianza, formale e sostanziale, di tutti cittadini, che è previsto dall’articolo 3 della nostra Costituzione.

Il richiamo agli articoli 3 e 32 della Costituzione

E stiamo parlando di un’uguaglianza che, quando si discute di un diritto fondamentale di ogni individuo -come, appunto, la tutela della salute – viene richiamata pure dall’articolo 32, nella parte in cui impegna lo Stato a garantire cure gratuite a chi non può permettersele. Garanzie che si sono volute realizzare proprio attraverso l’istituzione del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

In conclusione, La Federazione ha ribadito quanto da essa già affermato nella mozione del luglio 2024, ricordando cioè come “l’ulteriore ampliamento delle competenze regionali in sanità, in assenza di Livelli Essenziali delle Prestazioni pienamente definiti ed esigibili, rischi di accentuare le diseguaglianze territoriali e di compromettere l’universalità del Servizio Sanitario Nazionale”.

Di conseguenza, la FNOMCEO mette in guardia dal pericolo che l’autonomia differenziata possa “diventare il grimaldello per smontare pezzo dopo pezzo il Servizio Sanitario Nazionale”, dando vita ad “una sanità a velocità diverse, con diritti diversi a seconda del territorio in cui si nasce o si vive”. Cosa che, per i medici italiani “è inaccettabile”.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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