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La consueta analisi settimanale dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, è, questa volta, dedicata alle misure necessarie per affrontare, con maggiore stabilità, le conseguenze delle crisi politiche e militari attualmente in corso.
Ed a questo proposito, l’Associazione degli artigiani veneti chiede all’Unione Europea di non limitarsi ad una eventuale sospensione del Patto di Stabilità tra i Paesi membri (che rappresenterebbe soltanto un provvedimento temporaneo), ma di definire anche una misura strutturale di lungo periodo.
In altre parole, la richiesta che viene avanzata a Bruxelles è quella di dare vita ad una sorta di programma “Next Generation EU1 bis” che, su base volontaria, possa consentire agli Stati membri di accedere alle risorse (a fondo perduto e prestiti) necessarie per fronteggiare una situazione mondiale che rischia di diventare davvero catastrofica.
In poco più di un mese di guerra, i prezzi del gas, dell’energia elettrica e dei carburanti sono, infatti, saliti in maniera preoccupante, alimentando il timore diffuso che si tratti di uno shock in grado di provocare realmente una nuova recessione economica, dinanzi alla quale – come ormai è già apparso evidente – le misure adottate dai singoli Paesi europei non sono risultate efficaci, in quanto temporanee, con un impatto economico molto contenuto e, soprattutto, scoordinate.
Pertanto – proseguono gli analisti mestrini – “è ormai chiaro a tutti che nessun Paese dispone da solo delle risorse necessarie per reggere l’urto. Serve quindi una regia sovranazionale che, come già accaduto nel post pandemia, sostenga in modo concreto le economie più fragili nell’interesse comune”.
Spetta, quindi, all’Unione Europea intervenire, permettendo e coordinando gli sforzi compiuti dagli Stati membri per mitigare i rincari di carburanti ed energia.
E le ragioni perché ciò avvenga, sono essenzialmente tre: ossia, la stabilità macroeconomica, la coesione sociale ed il funzionamento del mercato interno.
In primo luogo – argomenta, infatti, la CGIA – “gli shock energetici rappresentano tipici traumi riconducibili all’offerta, con effetti molto regressivi”. L’aumento dei prezzi di carburanti, luce e gas si trasmette, infatti, rapidamente ai costi di produzione e ai prezzi finali, alimentando, in tal modo, inflazione da costi e comprimendo i redditi reali.
Pertanto, in assenza di interventi specifici, la politica monetaria restrittiva rimane l’unico strumento di risposta, con i ben noti effetti recessivi sproporzionati. Occorre, dunque, consentire agli Stati di sterilizzare questi rincari (tramite riduzioni fiscali, sussidi mirati o meccanismi di compensazione) in maniera tale da limitare la trasmissione inflazionistica senza deprimere la domanda aggregata.
In secondo luogo, si pone anche una questione di equità e stabilità sociale, poichè l’energia è un bene essenziale e la sua incidenza sul reddito è maggiore per le famiglie a basso e medio reddito. Di conseguenza, in assenza di adeguati correttivi, “si ampliano disuguaglianze e rischio di povertà energetica, con conseguenze anche politiche”.
Ecco perché un intervento coordinato a livello UE si rende indispensabile per impedire che, al problema, vengano date “risposte frammentate e disomogenee che potrebbero accentuare divergenze tra Paesi membri”.
Infine, il mercato interno richiede condizioni di concorrenza eque: e, come appare evidente, differenze significative nei prezzi energetici – dovute a capacità fiscali nazionali divergenti – non possono che compromettere la competitività tra le imprese europee.
Invece, una regia europea che autorizzi e armonizzi interventi nazionali (anche tramite flessibilità sugli aiuti di Stato e regole fiscali) riduce proficuamente tali distorsioni e meglio garantisce le condizioni di parità.
Tuttavia – sempre secondo l’analisi della CGIA – oltre alla realizzazione di un tale programma strutturale, che sia, quindi, in grado, nell’arco di 5-7 anni, di accelerare la transizione energetica riducendo la dipendenza dalle fonti fossili, serve anche sospendere temporaneamente il Patto di Stabilità, consentendo così ai Paesi membri di contenere il caro energia senza impatti sul rapporto deficit/Pil.
Allo stesso tempo (come, del resto, già avvenuto nel biennio 2022-2023), Bruxelles – tra le misure più auspicabili da prendere – dovrebbe:
Resta poi, infine, in questione anche un’altra misura, spesso discussa, ma mai realmente attuata: e stiamo parlando del disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, ritenuto sempre più necessario per ridurre l’esposizione del mercato a shock così violenti.
In conclusione, senza una “copertura” fornita dall’Unione Europea – come, in fondo, dimostrano anche i recenti provvedimenti adottati dal nostro Governo – appare ben chiaro come le misure di sterilizzazione degli aumenti dei prodotti energetici prese dai singoli Stati risultino essere assai poco incisive e, comunque, del tutto insufficienti.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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