Economia

Le automobili invecchiano, ma i riparatori diminuiscono lo stesso

today3 Marzo, 2026

Sfondo

Dal consueto appuntamento settimanale con le analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, apprendiamo che, oggi, il nostro è il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: e per l’esattezza, ne circolano 701 ogni mille abitanti.

Stiamo parlando di una tendenza in crescita pressoché costante sin dall’inizio degli anni Duemila e che ha portato l’attuale parco auto nazionale a superare il picco dei 41 milioni e 300 mila mezzi: inoltre, negli ultimi dieci anni si sono aggiunte oltre 4 milioni e 200 mila vetture, con un aumento complessivo dell’11,5 %.

Tra l’altro, fra le maggiori economie dell’Unione Europea, l’Italia è anche quella che presenta il parco auto più anziano. Infatti, quasi un’auto su quattro – e cioè, il 24,3 % – ha più di vent’anni ed a fare peggio è soltanto la Spagna (con una percentuale del 25,6 %), mentre la Francia si ferma al 12,5 % e la Germania al 10 per cento.

Il record territoriale e i tassi di motorizzazione

Più in dettaglio, gli analisti mestrini segnalano che, a livello territoriale, il record del numero di autovetture ogni mille abitanti spetta alla provincia di Firenze che ne conta addirittura 877: seguono Isernia con 850, Catania con 811, Frosinone con 801 e Reggio Emilia con 793. Invece, le realtà nelle quali il tasso di motorizzazione risulta essere più basso si riscontrano a Trieste con 579 ogni mille abitanti, a Milano con 571 e a Genova con 511.

Autoriparatori in calo nonostante più auto e più anziane

Dinanzi ad una così folta presenza di automobili – oltre tutto datate e, pertanto, più bisognose di manutenzione – a rigor di logica ci sarebbe da immaginarne una altrettanto folta per quanto riguarda tutte le attività di autoriparazione, come carrozzieri, autofficine, gommisti o elettrauto. Succede, invece, proprio il contrario, visto che gli autoriparatori – soprattutto quelli indipendenti – continuano a diminuire: tanto è vero che, nel 2024, le attività censite erano risultate più di 75 mila e 200, mentre, nel 2014, arrivavano a toccare le 83 mila e 700 unità.

In sostanza – spiega la CGIA – ne sono venute a mancare circa 8 mila e 400, corrispondenti ad un calo percentuale del 10 per cento. Ed a determinare questo stato di crisi delle autofficine artigiane italiane concorrono diversi fattori economici, tecnologici e sociali che stanno cambiando profondamente il settore dell’auto.

Una trasformazione strutturale del settore

Non si tratta, purtroppo, solamente di una crisi temporanea, ma di una vera e propria trasformazione strutturale, che rende sempre più difficile mantenere aperta un’autofficina tradizionale. Innanzitutto, per via dei costi di gestione che, nel tempo, sono aumentati notevolmente, con affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro che richiedono investimenti continui.

Non c’è, dunque, da stupirsi se molte piccole attività artigianali a conduzione familiare – che per decenni hanno rappresentato l’ossatura del comparto – non riescono più a sostenere tutte queste spese, potendo contare, tra l’altro, su margini di guadagno sempre più ridotti. I clienti, infatti, cercano prezzi bassi e sempre più spesso acquistano online i pezzi di ricambio, comprimendo ulteriormente i ricavi.

Un altro fattore di crisi assai rilevante è poi quello rappresentato dalla crescente complessità tecnologica delle auto moderne, per le quali spesso l’esperienza meccanica tradizionale non è più sufficiente, essendo invece necessari aggiornamenti costanti ed e competenze informatiche. Di conseguenza, per troppe officine investire decine di migliaia di euro in attrezzature e corsi diventa uno sforzo economico insostenibile e decidono così di chiudere i loro battenti.

Il problema generazionale e la concorrenza

A queste ragioni, va inoltre aggiunta anche l’esistenza di un problema generazionale, con i giovani che mostrano sempre meno interesse verso i mestieri manuali e artigianali, orientandosi preferibilmente verso lavori che vengono percepiti come meno faticosi. Pertanto, senza ricambio, molte attività cessano quando il titolare va in pensione, perché non c’è nessuno disposto a rilevarle.

Un altro elemento che contribuisce pesantemente ad alimentare le difficoltà del settore, è quello relativo alla concorrenza esercitata dalle grandi reti e dalle concessionarie ufficiali. Queste strutture possono, infatti, offrire pacchetti di manutenzione e garanzie estese grazie ad economie di scala, mentre il piccolo autoriparatore indipendente fatica a competere sul prezzo e sulla percezione di affidabilità, soprattutto con auto ancora in garanzia.

Meno manutenzione e meno entrate

Infine, sottolinea ancora la CGIA, le auto moderne richiedono meno manutenzione ordinaria rispetto al passato: il che significa intervalli di tagliando più lunghi, componenti più durevoli e meno interventi meccanici “classici”. E “meno lavori significa meno entrate”.

Le possibili soluzioni

In conclusione, la riduzione del numero degli autoriparatori nasce dal configurarsi di un mix che è fatto di costi elevati, tecnologia complessa, mancanza di ricambio generazionale e cambiamento del mercato. E, per cercare di invertire la tendenza, secondo l’Associazione degli artigiani veneti, “servirebbero incentivi alla formazione tecnica, sostegni agli investimenti e una maggiore valorizzazione del mestiere artigiano”.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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