Economia

Le previsioni di Confesercenti sui consumi nel 2026

today2 Marzo, 2026

Sfondo

Un’analisi sui consumi per il 2026 – pubblicata dalla Confesercenti – prevede una certa tendenza al recupero che però, rischia di essere ancora notevolmente condizionata dalle “spese obbligate” che continueranno a gravare sui bilanci familiari.

Infatti – si legge nel documento – nel corso del 2026 la spesa delle famiglie residenti in Italia dovrebbe aumentare dello 0,8% – pari cioè, a circa 9,1 miliardi in più sul 2025 – anche se buona parte di tale aumento finirà per essere assorbito dalle voci relative a quei costi irrinunciabili, che vanno dalle spese per gli alimentari a quelle per l’abitazione e l’energia.

“Un freno – scrive, dunque, la Confesercenti – alle spese discrezionali e al recupero del commercio, per il quale si prevedono, invece, volumi di vendita sostanzialmente invariati (+0,2%)”.

Fattori a favore dell’incremento dei consumi

A favorire l’incremento dei consumi concorrerà, innanzitutto, l’aumento dell’occupazione – e, in questo senso, un contributo arriverà pure dagli interventi di detassazione su rinnovi contrattuali, premi di produttività, lavoro notturno e festivo e trattamento accessorio nel pubblico impiego – che si stima possa generare 1,8 miliardi di euro di reddito disponibile aggiuntivo.

E, sempre secondo l’Associazione degli esercenti italiani, questo maggiore disponibilità di reddito dovrebbe tradursi in circa 1,5 miliardi di consumi.

Ripresa dei consumi nel 2025 e rischio volatilità prezzi

Nel 2025 la ripresa dei consumi (+0,9% in volume, pari a 9,4 miliardi) è stata agevolata anche dal calo della bolletta energetica: infatti, nella seconda parte dell’anno l’indice dei prezzi all’importazione dei beni energetici è diminuito del 17% – con una riduzione media annua del 9,3% – andando così a determinare un alleggerimento della spesa delle famiglie di circa 1 miliardo di euro che ha potuto, quindi, essere indirizzato verso altre voci di consumo.

Tuttavia, l’inizio del 2026 sta, adesso, a ricordarci come il rischio di volatilità dei prezzi sia sempre presente: si pensi, ad esempio, a quelli internazionali del petrolio che, a gennaio, sono tornati a crescere determinando, nel nostro Paese, un aumento dei costi legati all’importazione dell’energia, che sono così risaliti dell’1,9%.

Ma anche i prezzi degli alimentari continuano a registrare incrementi superiori alla media: ed in un contesto in cui, rispetto al 2019, le famiglie spendono mediamente circa 1.860 euro in più all’anno – per il 70% assorbiti, appunto, dall’aumento dei prezzi di alimentari e abitazione – questo fattore va ad irrigidire ulteriormente la composizione dei bilanci familiari, comprimendo, inevitabilmente, la spesa discrezionale.

Andamento delle vendite nel commercio

Per quanto concerne, inoltre, l’andamento delle vendite nel commercio, è proprio su questo punto che si spiega il divario tra l’andamento dei consumi e quello delle vendite.

“I consumi delle famiglie misurano, infatti, l’insieme della spesa per beni e servizi (dall’abitazione ai trasporti, dalla ristorazione ai servizi alla persona), mentre le vendite al dettaglio riguardano solo gli acquisti di beni presso gli esercizi commerciali”.

E, nel 2026, sempre secondo l’analisi di Confesercenti, le vendite al dettaglio in volume dovrebbero interrompere la caduta – in corso da tre anni – pur restando sostanzialmente ferme (+0,2% in volume), mentre le piccole superfici sembrano destinate a registrare un calo dello 0,5%.

Scenari peggiorativi e rischi internazionali

Naturalmente, il quadro previsionale delineato da questa ricerca resta, comunque, soggetto a significativi cambiamenti, eventualmente imputabili al verificarsi di nuove tensioni commerciali, quali potrebbero essere, ad esempio, l’introduzione di ulteriori dazi oppure l’inversione della dinamica dei prezzi energetici: tutte componenti che potrebbero limitare maggiormente la capacità di spesa delle famiglie.

Pertanto, in uno scenario peggiorativo – ossia, quello caratterizzato da stabile incertezza e da aumenti dei costi dell’energia – Confesercenti calcola che la crescita dei consumi finirebbe per scendere allo 0,5%, facendo così registrare un incremento limitato a 5,5 miliardi.

E la differenza di 3,6 miliardi di euro ipotizzata tra i due scenari presi in considerazione, rappresenta, quindi, “la quota di spesa oggi più esposta ai rischi legati al contesto internazionale e ai prezzi”. Infine, in caso di scenario peggiorativo, anche le vendite del commercio scenderebbero dello 0,3% e quelle delle piccole superfici dell’1,5%.

Scritto da: Ferruccio Bovio

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