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In queste ultime giornate, abbiamo appreso che il presidente francese, Emanuel Macron, sembra avere in programma di sondare l’Unione europea circa l’eventualità di attivare lo Strumento Anti Coercizione, per rispondere alle minacciose pressioni esercitate dalla Casa Bianca nei confronti dei Paesi europei che, per solidarizzare con la Danimarca, hanno inviato un sia pure simbolico contingente militare in Groenlandia.
Non c’è dubbio sul fatto che, nel caso in cui la richiesta dell’Eliseo venisse accolta, si tratterebbe di una presa di posizione che comporterebbe un inasprimento molto drastico per quanto riguarda la gestione delle tensioni commerciali: basti pensare che lo strumento in questione, che è stato concepito e varato dalla Ue nell’ottobre 2023 – quando cioè, l’America di Joe Biden era ancora un alleato certo ed affidabile, mentre, se mai, il vero pericolo commerciale era rappresentato dalla Cina – non è, fino ad oggi, mai stato utilizzato.
Conosciuto anche con l’acronimo di ACI, lo Strumento Anti Coercizione nasce per tutelare l’Unione europea da tutte le ingerenze volte a colpirne il commercio o gli investimenti, per condizionare le scelte politiche dei suoi Paesi membri.
In sostanza, il concetto che sta alla base dell’ACI, è quello di dare vita ad una forma di deterrenza, che sia in grado di affermare la credibilità di una eventuale risposta comune, da parte dell’Europa, dinanzi ad ogni tentativo di coercizione a suo danno. E non a caso, per avvalorarne la sua potenziale efficacia, a Bruxelles si usa anche definire l’ACI come una sorta di “opzione nucleare”.
Come quasi tutte le procedure che si applicano a livello comunitario, anche quella relativa all’attivazione dello Strumento Anti Coercizione è piuttosto macchinosa, prevedendo uno sviluppo da realizzarsi attraverso diverse fasi.
Innanzitutto, occorre che il Consiglio dell’Unione europea, su proposta della Commissione, accerti se esista o meno un atto che possa essere considerato come coercitivo. Dopo di che, si cerca di stabilire un dialogo con lo Stato che sta violando la pace commerciale e solo se la trattativa non porta a risultati soddisfacenti, Bruxelles può adottare le proprie contromisure economiche: sempre intese però, come delle soluzioni che, pur essendo dettate da una “extrema ratio”, devono, tuttavia, egualmente ispirarsi a criteri di equità e di proporzionalità rispetto alla minaccia subita.
I provvedimenti che sono a disposizione della UE in materia di anti coercizione sono svariati, ma ben finalizzati. Vanno, ad esempio, dalle limitazioni circa le importazioni e le esportazioni di determinati beni e servizi, alle restrizioni sugli investimenti diretti esteri e sui diritti di proprietà intellettuale.
Possono, inoltre, anche comprendere l’esclusione di operatori extra comunitari dagli appalti pubblici europei o addirittura il blocco dell’ingresso al mercato per prodotti regolamentati. Il tutto, allo scopo – ufficialmente dichiarato – di contenere l’impatto sull’economia europea e di rendere, comunque, gli interventi temporanei.
A livello istituzionale, l’attuazione dei provvedimenti che rientrano nell’ambito delle politiche anti coercizione, è affidata alla Commissione, la quale si avvale anche dell’assistenza fornita da un comitato composto dagli Stati membri.
In casi particolari, non viene escluso neanche il ricorso ad atti delegati che coinvolgono pure il Parlamento europeo. Oltre a ciò, tutte le parti interessate sono sempre chiamate a promuovere un confronto costante, teso a stimare le conseguenze delle misure prese in esame ed a garantire un obbligo di informazione permanente, sia verso il Consiglio, che verso il Parlamento.
Può darsi che la richiesta appena avanzata da Macron sia destinata a rimanere solamente lettera morta: tuttavia, nel caso in cui, invece, l’iniziativa francese dovesse raccogliere una certa quantità di consensi, allora si renderebbe necessario verificare se esista o meno una maggioranza, tra i Paesi europei, pronta a varcare una soglia, rimasta finora inesplorata.
L’attivazione dell’ACI segnerebbe, infatti, un momento di svolta nella politica commerciale dell’Unione, con conseguenze che, al momento, sono ancora difficili da immaginare.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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