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today25 Febbraio, 2026
Secondo i dati forniti dall’Osservatorio SANA (che Nomisma a presentato a Bologna Fiere in occasione dell’evento “Rivoluzione Bio”), lo scorso anno le vendite di biologico nel mercato italiano hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro. Tali dimensioni di mercato riguardano, in larga misura, i consumi domestici (per importi pari a 5,5 miliardi), mentre oltre 1,35 miliardi di euro sono dovuti a consumi che vanno attribuiti al canale del “fuori casa”.
In particolare, la Distribuzione Moderna si conferma come il primo canale di acquisto di biologico, incidendo per il 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli Italiani. Nel 2025 le vendite di biologico nella GDO si attestano, dunque, a 3,5 miliardi di euro (facendo segnare un +6,1% rispetto al 2024).
Un altro 20% dei consumi interni passa, invece, attraverso i negozi specializzati nel Bio, che, comunque nel 2025, hanno registrato un incremento del valore delle vendite del +7,5%.
Ma anche il “fuori casa”, nel biologico, rappresenta un canale strategico – e non solo per la sua rilevanza statistica (20% dei consumi) e per l’ampia “consumer base” ( con 7 Italiani su 10 che, negli ultimi 12 mesi, hanno consumato alimenti o bevande bio nel canale “away from home” e dei quali ben il 35% risulta essere un utente abituale) – ma anche perché offre al consumatore l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti Bio che, altrimenti, difficilmente sceglierebbe per le preparazioni in cucina.
E queste considerazioni valgono sia per la ristorazione commerciale, che per quella collettiva: entrambe fondamentali nel favorire la sperimentazione e ampliare la conoscenza del Bio.
La mappatura e le tendenze del canale fuori casa sono state inquadrate grazie all’indagine condotta da Nomisma su ristoranti, bar e altre tipologie di pubblici esercizi, a cui è stata affiancata un’ampia fase di ascolto che ha raccolto i pareri e le esperienze di operatori del settore e di importanti attori della ristorazione collettiva.
L’indagine segnala, quindi, che oltre 8 ristoranti su 10 e 7 bar su 10 utilizzano ingredienti e propongono prodotti biologici: soprattutto ortofrutta, olio extra vergine di oliva, passate, latte, miele. Largamente diffusa è anche l’offerta di vini Bio, con l’85% dei ristoratori e dei bar che, infatti, li propongono.
In particolare, le ragioni legate all’inserimento dei cibi biologici sono essenzialmente riconducibili al desiderio di conferire al proprio locale un posizionamento premium connesso alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%).
Poi, tra le altre motivazioni a favore del Bio, ci sono pure la volontà di esprimere una scelta etica e di sostenibilità (nella misura del 46%), quella di offrire una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%), oltre a quella di favorire le sinergie tra i diversi attori della filiera: il 38% dei ristoratori propone, infatti, ingredienti Bio proprio perché realizzati da produttori locali.
Pertanto, una conoscenza approfondita del biologico – che vada cioè, dai valori della certificazione alle sue caratteristiche differenti rispetto al prodotto convenzionale – costituisce un fattore decisivo per rafforzarne la presenza nel canale fuori casa.
Oggi, però – sempre secondo il Rapporto in questione – il 75% degli operatori non dispone ancora di informazioni adeguate sia sul metodo produttivo, che sui suoi effetti su ambiente, salute e benessere animale: e si tratta di un limite che condiziona il pieno potenziale del Bio e che mette in evidenza la necessità di maggiore formazione e comunicazione.
In merito, inoltre, alle prospettive relative agli anni futuri, i ristoratori ed i baristi interpellati sono stati concordi nel rilevare una crescente attenzione dei clienti verso la qualità degli ingredienti, la trasparenza sulle loro caratteristiche e l’impatto ambientale dei prodotti consumati.
Di conseguenza, in uno scenario di questo tipo, il biologico appare come una risposta naturale e coerente: e non a caso, il 26% degli operatori prevede un incremento del valore degli acquisti di materie prime Bio nei prossimi 2-3 anni, a testimonianza di una crescente fiducia nel suo potenziale.
Tuttavia, c’è pure un 28% che paventa, invece, un minor numero di occasioni di consumo fuori casa come linea di condotta, da parte delle famiglie, per contenere le spese, rendendo però ogni uscita più selettiva e orientata verso locali esperienziali e proposte di qualità.
Scritto da: Ferruccio Bovio
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